Beth Coleman 06/10/2012

Beth Coleman è attualmente co-director del Critical Media Lab dell’Università di Waterloo (Canada) e Fellow del Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard. Tra il 2005 e il […]

Beth Coleman è attualmente co-director del Critical Media Lab dell’Università di Waterloo (Canada) e Fellow del Berkman Center for Internet and Society dell’Università di Harvard. Tra il 2005 e il 2011 è stata Assistant Professor presso il Comparative Media Study program del Massachussets Institute of Technology, dove ha anche ricoperto il ruolo di Faculty Director per il progetto di ricerca C3 – The Convergence Culture Consortium promosso da Henry Jenkins.

È autrice di numerosi paper e articoli su riviste sia accademiche che d’arte. A fine 2011  è uscito il libro Hello Avatar – Rise of the Networked Generation, pubblicato dalla MIT Press con la prefazione di Clay Shirky.
In Hello Avatar, Beth Coleman esamina un aspetto cruciale della transizione culturale dall’analogico al digitale: il continuum tra reale e virtuale. Coniando il termine di “x-reality” sottolinea l’emergere di un mondo che non si può più definire né reale, né virtuale, ma che ha in sè una molteplicità di combinazioni reticolari. Protagonista di questa nuova realtà è il “networked subject”, vale a dire ciascuno di noi e la molteplicità delle immagini, delle parole ecc. con le quali rappresentiamo noi stessi e il nostro lavoro sui vari media.

Nell’ambito del progetto di ricerca che sta conducendo ad Harvard, la Coleman si propone invece di indagare l’impatto delle piattaforme social media sull’azione collettiva, in particolare si propone di integrare l’analisi qualitativa con strumenti quantitiavi e di visualizzazione per  meglio comprendere il ruolo giocato dall’accesso ad Internet in mobilità nell’ambito dei movimenti sociali e politici.

La ricerca di Beth Coleman si focalizza sulla teoria e l’estetica dei nuovi media, ma è altresì importante la sua esprienza come artista che utilizza le nuove tecnologie. Nel 1995 ha infatti co-fondato il SoundLab Cultural Alchemy e dal 1997 lavora internazionalmente come sound artist.  Le sue opere sperimentali – che si collocano all’intersezione tra arte, tecnologia e impatto sociale – sono state esposte in vari spazi internazionali tra cui il MoMA P.S.1, il Museo di Arte Moderna di Parigi, la List Gallery del MIT e la Vancouver Art Gallery.

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