Generazioni digitali tra online e offline

Ecco come le tecnologie digitali influenzano l'adolescenza, la nostra capacità di memorizzare e l'accesso alla cultura.

Online/Offline

Negli ultimi giorni se n’è parlato tanto. Soprattutto in Italia, dove alcune testate nazionali hanno cavalcato la cronaca per mandare in onda servizi dai toni a dir poco allarmistici. Si tratta di Ask.fm, il servizio di domande/risposte anonime creato in Lettonia e molto popolare tra gli adolescenti. In Italia, secondo i dati Nielsen, già lo usano 1,4 milioni di utenti.

Il sito era già finito al centro delle polemiche lo scorso agosto, in seguito al suicidio di una ragazza di 14 anni inglese che secondo il padre sarebbe stata vittima di cyberbullismo proprio su Ask.fm. Lo scorso fine settimana, il servizio lettone ha fatto di nuovo discutere per una vicenda meno grave a Bologna, ma altrettanto preoccupante: una lite tra centinaia di ragazzini nata appunto online su Ask.fm e poi finita in una mega-rissa offline ai giardini pubblici della città.

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Charley Harper: An Illustrated Life – via BP

 

Se lo scandalo non è certo il modo migliore per comprendere come la tecnologia cambia le nostre vite, bisogna essere ancora più cauti quando di mezzo ci sono gli adolescenti e il modo in cui adottano la tecnologia nelle pratiche di socializzazione. L’ha spiegato bene Mimi Ito, quando è venuta a MtMG due anni fa (qui la lecture integrale). E proprio di relazioni liquide nell’era dei social-network tornerà a discutere anche Zygmunt Bauman nel prossimo evento di MtMG il 9 ottobre.

Seppur con un linguaggio diverso, un bel ritratto di come le generazioni digitali gestiscono la loro vite sociali è arrivato nei giorni scorsi anche da Noah, cortometraggio presentato al Toronto International Film Festival e vincitore del Youtube Award – Best Canadian Short Movie. Dura 17 minuti e vale davvero la pena guardarlo per capire meglio come gli adolescenti 2.0 vivono le loro tensioni tra online e offline.

#Libri

Il titolo è “Smarter Than You Think: How Technology is Changing Our Minds for the Better” e si annuncia come il prossimo libro di cultura digitale da leggere. L’autore è Clive Thompson, una delle migliori penne tecnologiche di Wired (dove da anni firma una rubrica sempre stimolante) e di The New York Times Magazine (dove invece scrive long form come questo).

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La versione inglese del saggio è uscita nei giorni scorsi e Maria Popova (sull’ottimo blog Brain Pickings) ne ha pubblicato una recensione entusiasmante, in cui riporta anche alcuni estratti del saggio in cui l’autore spiega perché possiamo dirci ottimisti sull’impatto della tecnologia.

At their best, today’s digital tools help us see more, retain more, communicate more. At their worst, they leave us prey to the manipulation of the toolmakers. But on balance, I’d argue, what is happening is deeply positive.

Thompson non è affatto un tecno-entusiasta dell’ultima ora ma, come dice Maria Popova, è “un pensatore con una straordinaria sensibilità per la complessità dei fenomeni culturali”. E, così, uno degli argomenti più interessanti del suo saggio sembra essere proprio quello sull’outsourcing sulla memoria. O, meglio, su come cambia la nostra vita nell’era in cui l’accesso alla conoscenza è “delegato” ai motori di ricerca e agli altri strumenti digitali:

What’s the line between our own, in-brain knowledge and the sea of information around us? Does it make us smarter when we can dip in so instantly? Or dumber with every search?

 #Social Innovation

Twitter e la letteratura come motori dell’innovazione sociale (tema affrontato quest’anno da MtMG insieme a Geoff Mulgan). Succede in Italia, nelle Langhe per la precisione, come ben racconta su Doppiozero Pierluigi Vaccaneo in un’intervista in cui parla del progetto di un “twitteratura” promosso dalla Fondazione Cesare Pavese.

 La scommessa dei nostri giochi di riscrittura su twitter (#LunaFalò, #Leucò, #Corsari, #PaesiTuoi e adesso #Invisibili) è stata quella di togliere la Cultura dalle teche impolverate dei musei e metterla nell’unico luogo dove deve stare: tra la gente.
La Cultura non è esclusivamente per gli “addetti ai lavori” non deve e non può più esserlo. La Cultura è, oggi, condivisione, partecipazione, scambio, comunità. In questo modo, il risultato ottenuto è stato che ci si è riappropriati di un contenuto preesistente (le opere di Pavese, i luoghi pavesiani, il territorio delle Langhe) attraverso un nuovo modo di pensare la diffusione del sapere.

 

Il progetto #PaesiTuoi ha partecipato alla prima edizione di CheFare, il premio per la cultura da 100.000 euro (tra i cui partner c’è anche MtMG) e ha dimostrato come si può fare cultura in maniera innovativa.

Dopo 18 mesi di sperimentazioni con i “giochi” letterari su twitter dedicati a Pavese, la fruizione del territorio delle Langhe è aumentata: il 4 agosto scorso una ventina di “riscrittori” sono stati invitati dalle realtà produttive locali (gravitanti attorno ai luoghi pavesiani di Santo Stefano Belbo) per raccontare le Langhe dello scrittore con l’hashtag #PaesiTuoi. Il gioco è proseguito tutta l’estate facendo raccontare agli utenti i loro luoghi dell’anima, lasciati o riscoperti in un periodo di vacanza.

 

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