Cosa insegna l’esperienza di Xiaomi in Cina

Continua l'esplorazione delle nuove frontiere che si aprono ad Oriente con l'analisi del fenomeno Xiaomi: lo smartphone made in China.

Il 30 ottobre 2012 l’azienda cinese Xiaomi, diretta dal giovane Lei Jun (4 milioni di followers su Weibo, il Twitter cinese), mette in vendita on line 50mila esemplari del nuovo smartphone. Li vende tutti in meno di due minuti. Lei Jun dirà:

Non siamo una società che insegue il volume delle vendite. A noi interessa la soddisfazione del cliente e più di tutto cerchiamo di provocargli un sentimento: la sorpresa.

Il video che avete appena visto rappresenta in pieno lo spirito di Lei Jun, 42 anni e la sua azienda Xiaomi. Anche se lo avete skippato dopo qualche secondo, avrete in ogni caso notato la sua t-shirt nera e il modo di fare. Cosa vi ricorda? Per i cinesi il richiamo è immediato: Steve Jobs. Si è già scritto a proposito dell’imitazione di Steve Jobs da parte di Lei Jun e delle somiglianze tra gli smartphone Xiaomi e quelli Apple. Lo stesso Lei Jun l’ha ampiamente riconosciuto, quando alla Reuters ha dichiarato:

I media cinesi dicono che sono lo Steve Jobs cinese? Lo prenderò come un complimento, anche perché questo tipo di confronto porta una pressione enorme. Xiaomi e Apple però sono due aziende completamente diverse. Xiaomi è basata su Internet, non facciamo la stessa cosa di Apple

Ed ecco dunque che al di là del colore si arriva a quanto ci interessa di più, andare oltre lo stereotipo e la nota “simpatica” e capire cosa l’esperienza di Xiaomi racconta ad un potenziale operatore nel mercato cinese: come e perché è importante sapere che Xiaomi ha raccolto miliardi di investimenti aumentando il proprio valore da 250 mila dollari a 4 miliardi di dollari in soli tre anni? E soprattutto qual è il suo modello di business e perché – al di là della simil-somiglianza con i metodi di Steve Jobs – vende milioni di cellulari?
Intanto, di cosa stiamo parlando.

Di cellulari di alta qualità venduti alla metà del prezzo degli Iphone5. Di smartphone venduti on line, che rilasciano ogni settimana nuove applicazioni, su richiesta degli utenti. Di tanti smartphone venduti: solo nel 2012, sono stati 7 milioni (2 miliardi di dollari di revenue)


 

 

 

 

 

 

 

 

In questo video è lo stesso Lei Jun a spiegare le caratteristiche dei suoi smartphone.

Un esempio di guanxi e non solo: come fare?

Prendiamola alla larga, prima di addentrarci nel cuore dell’esperienza Xiaomi. Chi arriva in Cina per fare affari deve immediatamente comprendere come la pietra angolare della socialità cinese, sia il concetto di guanxi . La parola indica il network relazionale, amicale e spesso anche parentale. E’ in questo modo che i cinesi fanno affari: all’interno delle loro cerchie, di amici, parenti. Se si è al di fuori di questi giri, di questi «ganci» diremmo noi italiani, si sarà sempre guardati con sospetto o si rimarrà al di fuori della parte più sostanziosa di un affare. Ecco perché il primo consiglio per chi arriva in Cina è il seguente: trovare il cinese giusto, quello con una spiccata e importante rete di guanxi. Se possibile farlo prima che diventi «Lei Jun di Xiaomi».

Lei Jun infatti è uno che di guanxi ne ha parecchi a quanto pare. Chi avesse provato a investire nella sua capacità visionaria solo alcuni anni fa avrebbe fatto – oggi – una montagna di soldi. Lei Jun e Xiaomi uniscono due fattori che non possono essere in alcun modo dimenticati da chi prova a fare business in Cina: la telefonia mobile e la rete.

Dei numeri di questo immenso mercato che è la rete e il mondo degli smartphone abbiamo già detto in precedenti articoli, qui basti pensare che riguardo la capacità di Lei Jun di raccogliere finanziamenti, anche Caixin, una delle più importanti riviste economiche cinesi, ha dedicato una riflessione:

L’impennata della valutazione di Xiaomi ha sorpreso molti, ha scritto la rivista, nell’estate del 2010, quando l’azienda si è assicurata un investimento di 41 milioni di dollari da Morningside Ventures, Qiming Venture Partners e IDG Capital Partners. La valutazione della società allora è stata di 250 milioni di dollari. Nell’ottobre 2011 Xiaomi attratto altri tre investitori con 90 milioni di dollari, e la valutazione della società a quel tempo è diventata di 1 miliardo.

Poi sono arrivati i carichi più importanti: i finanziatori includerebbero il fondo sovrano di Singapore, un gruppo russo e due amici di Lei. Oggi secondo Lei Jun, Xiaomi vale 4 miliardi di dollari.

Vision e modello di business

L’idea di Lei Jun, al di là delle somiglianze circa la sua più volte dichiarata passione per Steve Jobs, è molto semplice: si tratta di un iPhone con “caratteristiche cinesi”.
Possiamo provare ad analizzare quelli che costituiscono i pilastri di Xiaomi: l’ecommerce, l’immenso mercato cinese e l’intuizione di veicolare il prodotto solo on line, creando così un concetto molto forte di community; il software Android e gli skin MIUI e infine, il pilastro forse più rilevante, i fan. Questi ultimi giocano un ruolo fondamentale, perché gli smartphone Xiaomi sono venduti on line (il che consente di tenere un prezzo basso e sfruttare quello che è ormai il più grande mercato al mondo in tema di ecommerce) e vedono un’interazione continua con i suoi acquirenti.

«Quello che Xiaomi è diventato oggi è in gran parte dovuto al feedback dei fan», ha scritto la rinomata e attenta rivista on line TechinAsia. Come esempio valga il lancio del modello smartphone MI2: Xiaomi ha invitato oltre 1200 appassionati a fornire un feedback attraverso i quali migliorare il prodotto.

La maggior parte dei fans – ha detto Lei Jun – hanno idee molto chiare su come debba essere il loro smartphone perfetto. Ma molti di loro non possono farlo perché la costruzione di un telefono non è proprio la cosa più semplice del mondo da mettere in piedi. Così ci lasciano dei feedback sulle funzionalità che pensano dovrebbe essere incluse nel prossimo modello. E se noi, come facciamo, le incorporiamo nei nostri nuovi modelli, diventeranno loro stessi i principali diffusori del nostro brand.

A quanto pare, lo Steve Jobs d’Oriente, ha ragione: Xiaomi è una storia di successo che dimostra ancora una volta come l’online e le nuove tecnologie siano un campo nel quale investire in Cina; un mercato in espansione e all’interno del quale c’è ancora spazio, molto di più che in altri settori. Per ora.

di Simone Pieranni
Pechino

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