Dalla Boeing alla Pixar: breve storia della computer art / 1

L’alba di una nuova era di Maria Grazia Mattei   Le immagini animate, generate dal computer per simulare la realtà o per rappresentare un nuovo immaginario, ultima frontiera nel mondo […]

L’alba di una nuova era

di Maria Grazia Mattei

 

Le immagini animate, generate dal computer per simulare la realtà o per rappresentare un nuovo immaginario, ultima frontiera nel mondo dell’animazione, hanno poco più di trent’anni. Eppure, nell’arco di questo breve periodo, nel mondo della rappresentazione è avvenuta una vera e propria rivoluzione, paragonabile per alcuni aspetti a quanto è accaduto con la scoperta della fotografia: non solo è possibile rappresentare la realtà, ma al tempo stesso è possibile andare oltre, con un grado di realismo sconcertante derivato dal fatto che gli oggetti descritti dal computer sono rappresentazioni effettivamente tridimensionali. E anche in questo caso, come è accaduto per la fotografia, assistiamo ad un’inarrestabile espansione di questa tecnica in tutti campi della comunicazione, dal cinema alla televisione, mentre al tempo stesso si definisce un linguaggio originale, diverso da quello del cinema o di qualsiasi altra forma espressiva, che influenza sempre più il nostro gusto.

In vista dell’appuntamento con John Lasseter che sarà ospite di Meet the Media Guru il prossimo 21 novembre, abbiamo pensato di ripercorrere, in una breve sintesi, l’esaltante storia di questa disciplina che, fin dalle origini, tiene insieme in un fruttuoso – e non sempre riconosciuto – connubio ingegneria, informatica e arte.

La storia della computer grafica inizia infatti nel 1962 presso la Boeing Company americana. William Fetter, ingegnere informatico impiegato nella società, fu il primo a cogliere l’importanza che il nuovo mezzo, il computer, avrebbe avuto nel mondo della rappresentazione visiva. In quanto società di progettazione, la Boeing era interessata a sperimentare una tecnologia che le permettesse di visualizzare scientificamente una serie di calcoli, che “simulasse” quindi un progetto in maniera scientificamente corretta. La prima immagine elaborata da Fetter fu quella di due piloti nella cabina di pilotaggio.

 

Curiosamente questa immagine finì pochi anni dopo, nel 1968, in una delle più importanti mostre dedicate alla neonata Computer Art: “Cybernetic Serendipity“, curata da Jasia Reichardt per il Museo di Arte Contemporanea di Londra, che esponeva accanto alle opere di artisti classici come Jean Tinguély, o più tecnologici come il padre riconosciuto della videoarte internazionale Nam June Paik, anche le prime immagini sia statiche che animate generate col computer, prodotte da coloro che oggi sono considerati i veri pionieri della Computer Art: da Michaell Noll a Ken Knowlton, a Larry Cuba, a John Whitney Sr..

 

Allora il dibattito sul rapporto tra Arte, Scienza e Tecnologia, già avviato negli anni Cinquanta sull’onda dell’interesse per una nuova disciplina come la Cibernetica, stava ricevendo un forte impulso proprio dall’impatto delle nuove tecnologie informatiche sul mercato e dall’uso del computer come strumento di visualizzazione. Gli stessi anni erano attraversati inoltre da correnti artistiche come Fluxus, il movimento nato in Germania ed estesosi negli Stati Uniti attraverso gli interventi di artisti come Yoko Ono o Wolf Vostell, che si proponeva di scardinare le regole dell’arte ufficiale e di dissacrare il mondo dei media (prima tra tutti la televisione) inventando nuovi codici linguistici espressivi. Gli artisti di Fluxus distorcevano con rudimentali apparecchiature l’immagine analogica del piccolo schermo, la trattavano e la manipolavano artigianalmente, creando uno stile che avrebbe trovato poi pieno sviluppo con tecnologie più sofisticate come il computer.

 

Alla fine degli anni Cinquanta era nata inoltre l’Arte Programmata, che teorizzando nuove modalità del fare artistico basandosi sul concetto di democratizzazione dell’arte, sulla ridefinizione del ruolo dell’artista e del fruitore, proponeva opere costruite matematicamente, dinamiche, a loro modo interattive con il pubblico. Questo movimento influenzò non poco, nel corso degli anni Sessanta, le ricerche di coloro che sperimentavano il computer come tecnica di rappresentazione visiva.

La prima animazione generata al computer fu realizzata da Edward E. Zajac nel 1963 presso i Bell Telephone Labs, la compagnia telefonica del New Jersey. Simulava il movimento di un satellite intorno alla terra. Un orologio contava le orbite. Fece scalpore, anche perché si intuì già da allora lo sviluppo del calcolatore come strumento di visualizzazione scientifica. In effetti questo è rimasto uno dei campi applicativi delle immagini sintetiche animate più interessanti e innovativi.

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