Dalla Boeing alla Pixar: breve storia della computer art / 3

L’evoluzione della tecnica La tecnica di animazione al computer ha attraversato varie fasi. Inizialmente utilizzando la tecnica del microfilm, negli anni Sessanta dalla Bell Telephone furono realizzati una serie di […]

L’evoluzione della tecnica

La tecnica di animazione al computer ha attraversato varie fasi. Inizialmente utilizzando la tecnica del microfilm, negli anni Sessanta dalla Bell Telephone furono realizzati una serie di filmati. Il linguaggio di riferimento era il Fortran, ma il più famoso in questo campo diventò il Beflix (Bell Flicks), un programma scritto da Ken Knowlton per generare immagini a mosaico attraverso una serie di punti di differenti gradazioni di grigio, calcolando numeri da 0 a 7 che indicavano l’intensità della luce. Beflix non si basava su un complesso linguaggio matematico; poteva fare operazioni che si sarebbero potute eseguire anche manualmente. Ma permetteva di modificare le immagini, di manipolarle più velocemente. Un film con Beflix costava mediamente 500 dollari al minuto. Ken Knowlton e l’artista Stan Vanderbeek realizzarono con questo software una dozzina di film sperimentali, caratterizzati da colori pulsanti e cascate di punti che mutavano rapidamente. Uno di questi, The Man and His World, fu proiettato durante l’esposizione di Montréal nel 1967.

Tutta l’immagine sintetica di quegli anni nasce come traduzione in termini informatici (attraverso le istruzioni date al computer) della creatività dell’uomo. Così Michael Noll, ingegnere informatico, autore dei primi film stereoscopici costruiti su regole matematiche, rivisita l’arte di Mondrian con il calcolatore e conduce ricerche sia sull’immagine statica che animata, sottolineando spesso come il computer possa essere visto come una tecnologia che permette di ottenere risultati paragonabili alle esperienze dell’Arte Programmata e della Op Art, o in ogni caso a tutte quelle esperienze fondate sul linguaggio matematico.

Intanto autori come Bela Julesz si applicano nello studio della percezione, realizzando una serie di film basati sui “rumori” generati dalla funzione random del calcolatore. Altri, ad esempio Larry Cuba, sperimentano, attraverso studi accurati, il movimento di forme astratte. Il ritmo audiovisivo, uno dei filoni più interessanti espresso dalle avanguardie artistiche del Novecento, ritrova in queste scritture informatiche — dove segno, ritmo e suono si confrontano nella ricerca di un’armonia digitale — un nuovo slancio.

Malgrado qualche esercizio figurativo, è dunque l’approccio astratto ad essere largamente dominante. John Whitney Sr è il padre riconosciuto di questa tendenza. La sua ricerca si colloca sulla scia delle sperimentazioni delle avanguardie degli inizi del secolo, con il loro desiderio di un’arte totale, dove forma, colore e suono fossero espressi armonicamente. La sua opera più significativa è Arabesque (1975), uno studio rigoroso e poetico sulla combinazione digitale di segni forme colori e musica.

A sua volta Stan Vanderbeek, regista eclettico della scena newyorkese, si cimenta in una serie di film astratti e musicali dal titolo Poemfield (1964-1970); mentre Moirage (1966-1968) diventa il primo studio sull’illusione della tridimensionalità; nel 1979 realizza infine Euclidean Illusions, una fantasia creata con il computer che dimostra le infinite possibilità di uso creativo del computer.

Come lui, gli autori principali di quegli anni sviluppano una ricerca tutta interna al percorso delle neoavanguardie, non immediatamente riconducibile al cinema di animazione. Diverso il caso di Peter Foldes, personaggio famoso nel mondo del cinema d’animazione d’autore, che realizza presso l’ONF in Canada due cortometraggi — Metadata (1971) e La faim (1974) — ricorrendo al computer con un programma di interpolazione messo a punto da lui stesso.

Altri procedimenti di animazione al computer introducono invece l’astrazione all’interno delle stesse immagini figurative. Sunstone (1979) di Ed Emshwiller è un film di trasformazioni cromatiche e variazioni continue. Utilizza un programma di animazione dinamica che consente il viraggio dei colori e la simulazione degli orditi; il regista può variare questi due attributi della superficie mutando semplicemente dei parametri. Con opere come queste entriamo pertanto nel campo più concettuale dell’animazione al computer, dove la tecnica utilizzata influenza gli artisti anche nella messa a punto del soggetto.

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