Digifest: un festival oltre oceano

Di ritorno dal Digifest di Toronto, ecco il racconto di ciò che abbiamo ascoltato durante il festival. Sul palco, circondati dalle vetrate con vista sul lago della sede di Corus […]

Di ritorno dal Digifest di Toronto, ecco il racconto di ciò che abbiamo ascoltato durante il festival.
Sul palco, circondati dalle vetrate con vista sul lago della sede di Corus Entertainment, si sono alternati progettisti, imprenditori e professionisti per declinare tutte le sfumature del concetto di “innovazione”.

Ad inaugurare la prima giornata del festival Mark Rolston, Fondatore e Chief Creative Officer di Argodesign con un keynote dal titolo The shapeless of things to come  riflettendo sul cambiamento nel design dei prodotti sempre meno riconducibili a una singola funzione ma diventati un intermezzo tra le persone e un cloud di dati da analizzare.

Humans design single machines, now we need to choreograph all devices with new interfaces and wearable.

Collegandosi alle tecnologie presentate da Rolston, si è parlato di wearable tecnology in un pannel moderato da Tom Emrich di We Are Wearables, in cui Kate Hartman di Social Corpo Lab, Karl Martin di Bionym e Loretta Faveri Sonic Wear hanno discusso i futuri impatti dell’abbigliamento intelligente.

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Nel pomeriggio, dopo un breve excursus dedicata a un prototipo di Stampante 3D da 100$ (ancora in un fase molto embrionale di progettazione) abbiamo incontrato due personaggi davvero eclettici e stimolanti.

Artista , architetto, designer e regista Keiichi Matsuda ha mostrando i suoi cortometraggi in cui gli scenari del quotidiano vengono invasi e modificati dalla realtà aumentata. Dal apesaggio della cucina invasa da marchi 3D di Augmented ( Hyper ) Reality Domestic Robocop al paesaggio cittadino di Augmented City.

Augmented (hyper)Reality: Domestic Robocop from Keiichi Matsuda on Vimeo.

Daan Roosegaarde, dai Paesi Bassi, ha invece sorpreso tutti con una riflessione sui materiali intelligenti presentando un’incredibile varietà, da un foglio metallico flessione che si ripiega a contatto con respiro umano, a una vernice bioluminescente per luci autostradali sostenibili, a un progetto per raccogliere lo smog di Pechino e convertirlo in gioielli.

Prima di chiudere la giornataci siamo divertiti a esplorare il progetto di Luc Courchesne, artista canadese di cui avevamo organizzato un Media Guru nel 2011 e un appuntamento Exhibitionist nel 2012 e che, al Digifest 2014, ha proposto The Drawing Space, un’installazione interattiva in cui lo spettatore del Digifest potesse creare e personalizzare un’ambiente virtuale insieme a persone collegate da Montreal.

La seconda giornata è stata dedicata ai Big Data, alla community di Toronto dei Games e all’interattività grazie alla presentazione dei alcuni prototipi della Disney Interactive con Erick Brockmeyer come ad esempio giocattoli reattivi, piante che compongano musica sollecitati dal tocco della mano e animazioni interattive.
Sul versante teorico, Mercedes Bunz si è soffermata sulle possibili implicazioni economiche di algoritmi – proponendo una prospettiva interessante sul decentramento dei soldi nel sistema capitalista.

A chiudere la giornata, l’incontro targato Meet the Media Guru con Massimo Banzi che ci ha accompagnati in un viaggio attraverso le possibili applicazioni di Arduino ma anche una testimonianza di come cogliere ispirazione da tutto ciò che ci circonda in una ricerca insaziabile di innovazione. A breve pubblicheremo il video integrale dell’incontro.

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