E ora parliamo di Intelligenza Collettiva

Il 23 marzo scopriamo di più sull'Open Knowledge con Stefana Broadbent del Nesta. Ma quali sono le condizioni perché la Collective Intelligence si realizzi?

Siete pronti a parlare di Intelligenza Collettiva? A Meet the Media Guru affrontiamo l’argomento mercoledì 23 marzo (ore 19.30) con Stefana Broadbent, Head of Collective Intelligence del Nesta, innovation charity inglese di cui nel 2013 abbiamo ospitato Geoff Mulgan, l’amministratore delegato. Le iscrizioni all’incontro sono aperte.

Broadbent, laureata in Psicologia all’Università di Ginevra con PhD in Scienze Cognitive dell’Università di Edimburgo e un curriculum internazionale che spazia fra Svizzera, Regno Unito e Svezia, al Nesta esplora le nuove forme di sapere e problem solving che emergono dalla collaborazione fra istituzioni, organizzazioni e comunità.

Ma facciamo un passo indietro: cos’è e come si sviluppa la Collective Intelligence? «Il termine si riferisce al processo con cui gruppi ampi di persone mettono in comune il proprio sapere, le informazioni e le competenze di cui dispone per contribuire alla soluzione di problemi della società» spiega la Broadbent in un interessante paper scaricabile qui.

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«L’intelligenza collettiva – si legge nel documento – emerge quando c’è un equilibrio fra tecnologia, governance e obiettivi condivisi. La collaborazione lavora sul potenziale cognitivo che ci porta a pensare come una collettività e tendere verso finalità condivise. La tecnologia ha il compito di rendere visibile “l’assemblaggio di informazioni” e di sostenere la trasformazione del sapere».

Con Broadbent parleremo di come questa risorsa sia oggi parte del DNA della società contemporanea grazie ai Digital Media. La Collective Intelligence è entrata nell’agenda dei governi, dei gruppi d’influenza e anche di migliaia di imprese private che la ritengo profittevole, oltre che utile (pensiamo al diffondersi del design compartecipato che ci ha raccontato Luigi Ferrara nel corso della Special Edition o alla piattaforma di crowdsourcing per videomaker Userfarm appena acquisita dalla casa di produzione Filmaster, oppure alle case histories emblematiche di Linux o Wikipedia).

Mentre l’Intelligenza Collettiva è sulla bocca di tutti, Stefana Broadbent ci invita a riflettere sulle basi che ne consentono l’espressione più completa, i requisiti senza i quali l’Open Knowledge non può realizzarsi. Queste conditio sine qua non sono modelli di governance adeguati, soluzioni digitale innovative e salde relazioni sociali. Senza una di queste condizioni, il meccanismo rallenta, si inceppa, smette di accogliere e implementare gli input utili a favore, ad esempio, di interessi singoli o pulsioni eterodirette.

Ancora una volta, l’elemento chiave della Digital Culture non è (solo) la tecnologia, ma la società, come proviamo ad approfondire lungo tutto il 2016 a MtMG. Con Broadbent faremo un altro passo in questa direzione.

La foto in apertura arriva da Flickr – Jordi G.

Meet the Media Guru è realizzato in partnership con Fastweb, Artemide, Fondazione Fiera Milano, Camera di Commercio di Milano, Comune di Milano, con il patrocinio di Fondazione Cariplo e la collaborazione di Institute without Boundaries | George Brown College – Toronto.

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