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	<title>Meet the Media Guru</title>
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	<description>Incontri con personalità della cultura digitale</description>
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		<title>Bookmark! Startup da un miliardo di dollari</title>
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		<pubDate>Mon, 20 May 2013 09:37:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[#Startup, #Tumblr, #Ebook, #Swartz sono le parole della settimana in questo nuovo appuntamento con i temi di cui si discute di più online]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>#Tumblr</h3>
<p>&#8220;Come questo ragazzo è riuscito a costruire un social network da 500 milioni di sterline&#8221;. Così recitava una <a href="http://www.crismanphoto.com/blog/wp-content/uploads/crisman_david_karp_tumblr_wired_0131-590x790.jpg" target="_blank">storia di copertina</a> di Wired UK dello scorso anno (<a href="http://www.wired.co.uk/magazine/archive/2012/03/features/tumbling-on-success" target="_blank">febbraio 2012</a>), in cui campeggiava il faccione di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/David_Karp" target="_blank">David Karp</a>, il giovane fondatore e CEO di <a href="www.tumblr.com" target="_blank">Tumblr</a>. Nel giro di un anno le quotazioni del servizio di microblogging sono però quasi raddoppiate, tanto che ora &#8211; come ha riportato il <a href="http://online.wsj.com/article/SB10001424127887324787004578493130789235150.html#project%3DTIMELINEREDESIGN11_YAHOO012012%26articleTabs%3Darticle" target="_blank">Wall Street Journal</a> - è stato acquistato da Yahoo per <strong>1,1 miliardi di dollari</strong>. Si tratta di una somma simile a quella con cui lo scorso anno Facebook <a href="http://finance.fortune.cnn.com/2012/04/09/breaking-facebook-buying-instagram-for-1-billion/" target="_blank">ha rilevato</a> <strong>Instagram</strong>, altra startup sulla cresta dell&#8217;onda.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="crisman_david_karp_tumblr_wired_0131-590x790" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/crisman_david_karp_tumblr_wired_0131-590x790.jpg" width="260" height="348" /></p>
<p style="text-align: center;"> Credit: <a href="http://www.crismanphoto.com/blog/?p=2499" target="_blank">Wired Uk/ Chris Crisman</a></p>
<p>Al di là dell&#8217;essere due &#8220;startup da 1 miliardo di dollari&#8221;, Tumblr e Instagram hanno anche altri punti in comune: un numero di utenti molto simile (più di 100 milioni); una forte penetrazione nel settore mobile; un&#8217;aura di <em>coolness</em> tra i giovani utenti (Tumblr, in particolare, <a href="http://blog.garrytan.com/tenth-grade-tech-trends-my-survey-data-says-s" target="_blank">è molto popolare</a> nella fascia 13-18 anni). Per <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Marissa_Mayer" target="_blank">Marissa Mayer</a>, da poco nominata CEO di Yahoo dopo una lunga carriera a Google, si tratta di un colpo grosso, che riporta la compagnia alla popolarità del 2005, quando acquistava alcune delle startup più ambite come <strong>Flickr</strong> e <strong>Delicious </strong>(ai tempi bastava sborsare molto meno per comprare una startup: <a href="http://www.nytimes.com/2011/01/31/technology/31flickr.html?_r=0" target="_blank">35 milioni per la prima</a>, tra i <a href="http://money.cnn.com/2005/12/10/technology/delicious_biz20_120905/index.htm" target="_blank">15 e i 30 milioni di dollari</a> per la seconda).</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="yahoo-tumblr2" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/yahoo-tumblr2.jpg" width="399" height="224" /></p>
<p style="text-align: center;">Credit: <a href="http://mashable.com/2013/05/19/yahoo-tumblr-2/" target="_blank">Mashable</a></p>
<h3> #Startup</h3>
<p>Passando dagli Stati Uniti all&#8217;Italia, anche da noi inizia a crescere la visibilità delle nuove forme di impresa: le <strong>srl semplificate</strong> e le <strong>startup innovative</strong> piacciono agli italiani, soprattutto in quanto risposte efficaci alla crisi economica. E&#8217; quanto risulta da un sondaggio condotto dall&#8217;<a href="http://www.istitutopiepoli.it/news/convegno__start_up_innovative/75/" target="_blank">Istituto Piepoli</a> e presentato nei giorni scorsi alla Camera dei Deputati.</p>
<blockquote><p>Secondo il <strong>62%</strong> degli italiani intervistati la <strong>srl semplificata</strong> aiuta a creare occupazione per i giovani e a combattere la crisi.</p>
<p><strong>1 giovane su 5</strong> al di sotto dei 35 anni ha dichiarato che potrebbe approfittare della possibilità di aprire un’impresa versando solo un euro</p>
<p>Grande successo con il <strong>66 %</strong> di gradimento anche per la legge sulle “<strong>start up innovative</strong>” (<a href="http://startup.registroimprese.it/" target="_blank">contenuta nel decreto legge 179/12</a>) che consente a nuove società con sede principale in Italia e che si occupano di attività di ricerca con alto contenuto tecnologico di ottenere incentivi fiscali e semplificazioni burocratiche sia nella registrazione che nella gestione dei rapporti di lavoro.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12339" alt="start_up+lampadina_03" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/start_up+lampadina_03.png" width="311" height="230" />Credit: <a href="http://startup.registroimprese.it/" target="_blank">Registro delle Imprese</a></p>
<h3 style="text-align: left;"><span style="font-size: 1.17em;">#Ebook</span></h3>
<p>9.000. E&#8217; il numero di libri pubblicati in versione ebook in Italia nel corso del 2011. Questi e altri dati (qui un&#8217;<a href="http://tg24.sky.it/tg24/economia/infografica/2013/05/16/istat_rapporto_libri_lettori_italia_2013.html" target="_blank">infografica</a> di Sky.it) sul mercato dell&#8217;editoria digitale in Italia sono disponibili nell&#8217;<a href="http://www.istat.it/it/archivio/90222" target="_blank">ultimo rapporto dell&#8217;Istat</a> dedicato alle abitudini di lettura degli italiani. L&#8217;istituto nazionale di statistica rivela anche che:</p>
<blockquote><p>Solo 1 ebook su 4 contiene anche <strong>funzionalità aggiuntive</strong> rispetto al corrispettivo cartaceo (come, ad esempio, link o altri elementi multimediali); -</p>
<p>Il 79,1% è protetto da <strong>DRM</strong> o altri lucchetti digitali; -</p>
<p>Il 55,9% viene offerto in <strong>formati</strong> più aperti, come ePub.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12335" alt="ebook" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/ebook.jpg" width="225" height="300" /></p>
<p style="text-align: center;">Credit: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/File:Bouquin_%C3%A9lectronique_iLiad_sur_une_pile_de_livre_dehors_au_soleil.jpg" target="_blank">Wikimedia</a></p>
<p style="text-align: left;">Sempre in occasione del Salone del Libro di Torino, l&#8217;<a href="http://www.aie.it/" target="_blank">Associazione Italiana Editori</a> ha presentato una <a href="http://www.aie.it/SKVIS/News_PUB.aspx?IDUNI=v3bu0pppdahhyxbj0qnibwgc3295&amp;MDId=6368&amp;Skeda=MODIF102-1693-2013.5.16" target="_blank">interessante ricerca</a> sul presenza sui social network delle principali case editrici italiane.</p>
<blockquote><p>Il 58,9% delle case editrici che pubblicano più di 16 titoli l’anno usa i social (&#8230;) In primis usano <strong>Facebook</strong> (circa la metà degli editori italiani, al secondo posto usano <strong>Twitter</strong> (il 39,3% degli editori), ma avanza anche l’utilizzo di social più visivi come YouTube, Pinterest Flickr che segnano un (impercettibile) spostamento verso un nuovo tipo di comunicazione editoriale: un tempo erano le <strong>copertine</strong> dei libri da sfogliare, oggi sono <strong>video</strong>, <strong>booktrailer</strong> e <strong>immagini</strong> a catturare l’attenzione.</p>
<p>Non a caso cresce la percentuale di chi sceglie un determinato titolo proprio attraverso il web: era l’11% nel 2007, il 15% nel 2009, si arriva al <strong>19%</strong> nel 2012.</p></blockquote>
<h3 style="text-align: left;">#Swartz</h3>
<p>Si chiama <a href="http://www.newyorker.com/strongbox/" target="_blank">Strongbox</a> e, come dice il nome, vuole essere una cassetta di sicurezza, dove chiunque può depositare in maniera anonima le soffiate, con maggiori garanzie di sicurezza rispetto ad altri siti simili (come <strong>WikiLeaks</strong>). E&#8217; l&#8217;ultima iniziativa lanciata dal settimanale New Yorker, noto per i suoi lunghi e accurati reportage. L&#8217;idea è quella di dar vita a un luogo dove si può condividere di materiale scottante ma, allo stesso tempo, offrire una migliore verifica e contestualizzazione (aspetti per cui è stato spesso criticato il servizio di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Julian_Assange" target="_blank">Julian Assange</a>).</p>
<p>Strongbox è stato realizzato con il contributo di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Aaron_Swartz" target="_blank">Aaron Swartz</a>, l&#8217;attivista per le libertà online che si è suicidato lo scorso gennaio (Swartz aveva lavorato anche con l&#8217;<a href="http://www.meetthemediaguru.org/lawrence-lessig-la-lecture/">ospite di MtMG</a> <a href="http://www.meetthemediaguru.org/tag/lawrence-lessig-2/">Lawrence Lessig</a> per le licenze Creative Commons). Insomma, un suo ultimo regalo per un web più libero.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12337" alt="swartz_newyorker" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/swartz_newyorker.jpg" width="290" height="290" /></p>
<p style="text-align: center;">Credits: <a href="http://www.newyorker.com/magazine/2013/03/11/index/index_20130304">New Yorker</a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Baidu Eye, realtà aumentata tra Google e Star Trek</title>
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		<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:32:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Baidu Eye, il progetto del colosso cinese alternativo ai Google Glass, visto da Kaiser Kuo, ospite il 30 maggio a Milano.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In ballo c&#8217;è la ricerca e sviluppo nelle tecnologie di nuova generazione (in particolare <strong>riconoscimento vocale </strong>e<strong> visivo</strong>). E non la competizione con Google. A chiarirlo è stato proprio <a href="http://www.meetthemediaguru.org/chi-e-kaiser-kuo/">Kaiser Kuo</a>, direttore della comunicazione internazionale di <a href="http://www.meetthemediaguru.org/tutto-quello-che-non-sai-di-baidu/">Baidu</a>, dopo che online si era diffusa la notizia che anche il colosso cinese stesse lavorando su <a href="http://techcrunch.com/2013/04/03/baidu-reportedly-developing-baidu-eye-its-version-of-google-glass/">occhiali di realtà aumentata</a>, molto simili a <a href="http://www.meetthemediaguru.org/bookmark-mai-piu-senza-i-google-glass/">Google Glass</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" alt="863939-google-glass-in-history" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/863939-google-glass-in-history.jpg" width="468" height="264" /></p>
<p><em>Qui e di seguito, una serie di fotomontaggi di <a href="http://www.theverge.com/2013/3/10/4086016/photoshop-this-google-glass-throughout-history" target="_blank">The Verge.com</a> con i Google Glass addosso ai personaggi più not della storia</em></p>
<p>Kuo ha confermato l&#8217;esistenza dei <a href="http://tech.sina.com.cn/i/2013-04-01/20238201671.shtml" target="_blank">Baidu Eye</a> (e l&#8217;autenticità della <a href="http://tech.sina.com.cn/i/2013-04-01/20238201671.shtml" target="_blank">foto</a> che aveva iniziato a circolare online), ma anche specificato che si tratta di un &#8220;progetto interno, ancora in fase di test (&#8230;) basato sulla ricerca visiva attraverso immagini e voce. Si tratta di cose viste già nella <strong>fantascienza</strong>, ma ora stanno diventando realtà&#8221;.</p>
<p>Kuo ha poi aggiunto che &#8220;non siamo nemmeno certi che li lanceremo sul <strong>mercato</strong>&#8220;. Soprattutto quest&#8217;ultimo dettaglio ha fatto ricredere quanti pensavano che Baidu stesse lavorando a una <strong>versione low-cost</strong> degli occhiali, per metterli in competizione con i <a href="http://www.google.com/glass/start/" target="_blank">Google Glass</a>. Il colosso di Big G pensa infatti di lanciare la versione consumer entro la fine dell&#8217;anno. Il prezzo dovrebbe essere <strong>1500 dollari</strong>, considerato davvero molto alto da <a href="http://www.nytimes.com/2013/05/05/technology/google-glass-offers-more-tech-magic-if-you-can-afford-it.html?src=recg&amp;_r=0" target="_blank">diversi osservatori</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12303" alt="che_guevara_glass" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/che_guevara_glass.jpg" width="280" height="378" /></p>
<p>                                                                                                   Credits: <a href="http://www.theverge.com/2013/3/10/4086016/photoshop-this-google-glass-throughout-history" target="_blank">The Verge.com</a></p>
<p>L&#8217;annuncio dei Baidu Eye ha subito riaperto il <a href="http://theconversation.com/baidu-eye-micro-innovation-or-copying-google-glass-13303" target="_blank">dibattito</a> sull&#8217;autenticità del progetto cinese. Il tutto secondo il solito schema narrativo: la Silicon Valley innova, la Cina copia. In realtà, la questione è molto più complessa e coinvolge diversi temi di natura politica, economica e culturale. Ma forse la migliore risposta sul tema è proprio quella arrivata da Kaiser Kuo di fronte alle domande della testata <a href="http://qz.com/70463/baidu-eye-isnt-an-april-fools-joke-but-its-not-competing-with-google-glass-yet-either/" target="_blank">Quartz</a>:</p>
<blockquote><p>&#8220;Chiamatela come volete, ma sono sicuro che non si tratta una semplice copia. E poi non è che Google è stato il primo a tirare fuori un progetto di occhiali con un schermo, così come Motorola non è stata la prima a utilizzare l&#8217;idea di un telefono che puoi aprire e parlarci. L&#8217;avevamo già visto su <strong>Star Trek</strong>&#8220;.</p></blockquote>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12305" alt="google_glass_story-660x388" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/google_glass_story-660x388.jpg" width="475" height="279" />Credits: <a href="http://www.wired.com/gadgetlab/2012/04/google-glass-visor-geordie/" target="_blank">Wired.com</a></p>
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		<title>10 things about Baidu</title>
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		<pubDate>Tue, 14 May 2013 12:40:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Meet the Media Guru</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dieci curiosità su Baidu, il motore di ricerca più importante in Cina, per esplorarne progetti passati e future ambizioni.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>In attesa d&#8217;incontrare il 30 maggio <a title="Chi è Kaiser Kuo?" href="http://www.meetthemediaguru.org/chi-e-kaiser-kuo/">Kaiser Kuo,</a> direttore della comunicazione internazionale di Baidu, continua l&#8217;esplorazione sul più importante motore di ricerca cinese, a cura di Simone Pieranni, giornalista e fondatore dell’agenzia <a title="China Files" href="http://www.china-files.com/home.php" target="_blank">China-Files.</a></p>
<p>Ecco un elenco di dieci cose che – forse &#8211; non si sanno su Baidu:</p>
<p>1) Baidu ha annunciato l&#8217;arrivo sul mercato di <i>Baidu Eye</i>, un prodotto simile a <i>Google Glasses</i>. Ad aprile era stato presentato come un “<a href="http://techcrunch.com/2013/04/03/baidu-reportedly-developing-baidu-eye-its-version-of-google-glass/" target="_blank">pesce d&#8217;aprile</a>”, salvo diventare <a href="http://mashable.com/2013/04/03/baidu-eye-google-glass-china/" target="_blank">realtà</a> per stessa ammissione dell&#8217;azienda cinese.</p>
<p>2) Ad oggi Baidu impiega 21.786 persone. 9mila di queste sono impegnate nella divisione di Ricerca e Sviluppo.</p>
<p>3) Baidu Encyclopedia ha più articoli della somma degli articoli di Wikipedia nelle sue versioni in inglese e in mandarino.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12055" alt="baidu enciclopedia" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/12.jpg" width="512" height="240" /></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>4) Robin Li ha richiesto e ottenuto per primo il brevetto americano per il suo RankDex. Prima che Larry Page lo richiedesse e lo ottenesse per il suo PageRank.</p>
<p>5) Baidu gestisce più ricerche al giorno in Cina rispetto a qualsiasi altro motore di ricerca in qualsiasi altro mercato nazionale.</p>
<p>6) Baidu ha lanciato un <a href="http://developer.baidu.com/en/events.html#baidu" target="_blank">sito</a> in inglese per gli sviluppatori.</p>
<p>7) Gli utenti attivi sui servizi mobile di Baidu sono passati da 80 milioni ad oltre 100 milioni (dati ad aprile 2013).</p>
<p>8) Baidu ha creato il suo primo laboratorio di ricerca, il <a href="http://www.wired.com/wiredenterprise/2013/04/baidu-research-lab/" target="_blank"><i>Deep Learning</i></a>. In questo laboratorio, Baidu sta lavorando alla formazione di reti neurali, con l&#8217;obiettivo di creare funzioni semantiche per il proprio motore di ricerca.</p>
<blockquote><p> We have a really big dream of using deep learning to simulate the functionality, the power, the intelligence of the human brain. We are making progress day by day.</p></blockquote>
<p>9) Baidu ha creato il software più utilizzato in Cina per il riconoscimento vocale (in mandarino)</p>
<p>10) Secondo i dati ad aprile 2013, Baidu ha stretto partnership con 410mila piccole e medie imprese cinesi. (In Cina ci sono più di 40 milioni di piccole e medie imprese).</p>
<p>&nbsp;</p>
<address>Simone Pieranni</address>
<address>@simopieranni</address>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Bookmark! Tre libri da non perdere</title>
		<link>http://www.meetthemediaguru.org/bookmark-tre-libri-da-non-perdere/</link>
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		<pubDate>Mon, 13 May 2013 12:57:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa settimana Bookmark! si concentra su tre saggi destinati senza dubbio a far discutere. Tra questi c'è anche "Who owns the future" di Jaron Lanier, guru passato da MtMG nel 2006.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>#Libri</h3>
<p>Questa settimana Bookmark! si concentra su alcuni libri da poco usciti in inglese. Si tratta di tre saggi su Internet molto diversi tra loro, ma anche accomunati da una sottile linea rossa, come scrive <a href="http://www.economist.com/news/books-and-arts/21577039-three-new-books-look-power-digital-age-feel-force" target="_blank">The Economist</a>: tutti e tre offrono un&#8217;analisi, ora critica ora ottimista, di come il mondo digitale sta cambiando il <strong>potere</strong>.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12265" alt="morozov_lanier_schimdt" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/morozov_lanier_schimdt.jpg" width="533" height="280" /></p>
<h3>#Lanier</h3>
<p>Cominciamo da &#8220;<a href="http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/1846145228/economistshop-21" target="_blank">Who owns the future</a>&#8220;, ultima fatica di <a href="http://www.meetthemediaguru.org/category/guru/jaron-lanier/">Jaron Lanier</a>, uno dei primi guru ospitati da MtMG nel 2006 (<a href="http://www.meetthemediaguru.org/lecture/jaron-lanier/">qui la lecture integrale</a>). Come il precedente &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788804601937/lanier-jaron/non-sei-gadget.html" target="_blank">Tu non sei un gadget</a>&#8221; anche questa volta Lanier prende di mira una delle ideologie fondamentali di Internet, quella secondo cui tutte i contenuti online debbano per forza essere <strong>gratuiti</strong>. In questo modo, però, ricorda Lanier, si fa solo il gioco delle grandi corporation hi-tech che hanno costruito i loro imperi proprio sulle informazioni personali condivise dagli utenti.<br />
A Lanier piacerebbe, invece, un&#8217;Internet in grado di retribuire i lavori di qualità: una rete più democratica, insomma, in cui il potere non si trova solo nella mani dei potenti intermediari (Google, Facebook &amp;Co), ma degli stesi autori. Perché questa rete diventi realtà bisognerebbe però stimolare un sistema di <strong>micro-pagamenti</strong> decentrati&#8230; ma la cosa non è così facile come riconosce lo stesso Lanier.</p>
<p>Qui un video (molto lungo) in cui Lanier presenta il suo libro a Londra</p>
<p>
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</p>
<h3>#Morozov</h3>
<p>Prende sempre di mira i colossi hi-tech lo studioso bielorusso Evgeny Morozov. Dopo il successo del suo ultimo &#8220;<a href="http://www.ibs.it/code/9788875782610/morozov-evgeny/ingenuita-della-rete.html" target="_blank">L&#8217;ingenuità della rete</a>&#8221; (in cui smontava abilmente la portata democratica delle tecnologie 2.0 &#8211; di fatto utilizzate anche dai regimi autoritari per sostenere il proprio potere), ora Morozov critica il cosiddetto &#8220;<strong>soluzionismo tecnologico</strong>&#8221; dei colossi californiani. I bersagli del suo ultimo saggio &#8220;<a href="http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/1846145481/economistshop-21" target="_blank">To Save Everything Click Here: The Folly of Technological Solutionism</a>&#8221; sono proprio le grandi corporation della Silicon Valley che pensano di risolvere qualsiasi problema (dalla censura alla fame nel mondo) con il solo uso di Internet e dei dati. Sulla scorta di tanti riferimenti teorici e a un&#8217;ampia bibliografia, Morozov attacca questo <strong>Internet-centrismo ingenuo</strong> che ha finito con il contagiare anche il mondo della politica e dell&#8217;economia.</p>
<p>Morozov presenta il suo nuovo libro</p>
<p>
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</p>
<h3>#Schimdt</h3>
<p>E&#8217; invece sospeso tra apologia del mondo digitale e timori di una balcanizzazione di Internet &#8220;<a href="http://www.amazon.co.uk/exec/obidos/ASIN/1848546203/economistshop-21" target="_blank">The New Digital Age: Reshaping the Future of People, Nations and Business</a>&#8221; di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Eric_Schmidt" target="_blank">Eric Schmidt</a>, Executive Chairman di Google, e <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Jared_Cohen" target="_blank">Jared Cohen</a>, enfant-prodige della Casa Bianca (dove ha introdotto i social media già nell&#8217;era Bush) e ora direttore di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Google_Ideas" target="_blank">Google Ideas</a>.<br />
Schimdt e Cohen descrivono da una parte un futuro in cui l&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong>, la realtà aumentata e i robot saranno destinati a rendere le nostre vite migliori. Dall&#8217;altra parte, però, si dimostrano anche preoccupati per gli interventi governativi in materia digitale, che potrebbero portare a una sfera online meno libera e partecipativa. Insomma, un saggio importante, anche perché come sottolinea anche The Economist, &#8220;sposta il dibattito da argomenti triviali (come l&#8217;utilità delle app di dating) verso questioni più importanti come il rapporto tra tecnologia e potere&#8221;.</p>
<p>Ecco una sintesi visiva del saggio</p>
<p>
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</p>
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		<title>Tutto quello che non sai di Baidu</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 13:00:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Meet the Media Guru</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una breve storia del più importante motore di ricerca cinese. Qual è il suo ruolo e quali sono le sue mire di estensione globale?]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 30 maggio MtMG ospita <a title="Chi è Kaiser Kuo?" href="http://www.meetthemediaguru.org/chi-e-kaiser-kuo/">Kaiser Kuo</a>, direttore della comunicazione internazionale di Baidu, il più importante <strong>motore di ricerca cinese</strong> (e non solo). In questo articolo, Simone Pieranni, giornalista di base a Pechino e fondatore dell’agenzia <a title="China Files" href="http://www.china-files.com/home.php" target="_blank">China-Files</a>, ci spiega qual è il ruolo di Baidu in Cina e quali sono le sue mire di estensione globale.</p>
<address>di Simone Pieranni<br />
Pechino</address>
<address> </address>
<p>Quando si dice Baidu, tutti sanno ormai che si sta parlando del motore di ricerca principale in Cina, attualmente leader del mercato nazionale (71%), capace di schiantare il gigante Google (4%), con cui si consuma una sfida in corso da molto tempo.</p>
<p><img class="aligncenter size-medium wp-image-12039" alt="baidu1" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/01-300x243.png" width="300" height="243" /></p>
<h4>#Anti-Google</h4>
<p>Baidu ha giocato sul proprio terreno con le proprie armi (una miglior conoscenza del contesto), come dimostra un loro <a title="video youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=aBSCfL8Kl3o" target="_blank">commercial</a>, nel quale uno straniero, simbolo di Google, dice  “Io lo so”. Il cinese, che rappresenta Baidu, risponde: “io lo so che non lo sai”.</p>
<h4>#Video</h4>
<p>L&#8217;ultima novità è giunta proprio questa settimana: per 350 milioni di dollari Baidu ha acquisito una piattaforma di video on line molto popolare in Cina, la PPStream Inc. L&#8217;<a href="http://www.techinasia.com/baidu-acquires-pps-370-million-video/" target="_blank">operazione</a> lancia Baidu nel mercato dei video on line. L&#8217;obiettivo è incrementare ancora di più, se possibile, le “entrate” pubblicitarie dall&#8217;on line di cui Baidu è già il principale beneficiario.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-12041" alt="baidu 2" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/02.png" width="293" height="249" /></p>
<h6 style="text-align: center;">(immagine tratta da China Internet Watch)</h6>
<h4>#Globale</h4>
<p>Baidu però, non regna solo in Cina: le sue ambizioni sono infatti globali. In Occidente spesso confondiamo le dimensioni &#8220;globali&#8221; con i confini dell&#8217;Occidente stesso. Baidu ha sviluppato i propri servizi in dodici lingue, stringendo importanti rapporti commerciali con il Giappone, Singapore, Brasile e il mondo arabo, a confermare una natura &#8220;<a title="articolo Bloomberg" href="http://www.bloomberg.com/news/2012-01-16/baidu-to-build-southern-china-office-in-international-push.html" target="_blank">internazionale</a>&#8220;.</p>
<h4>#RobinLi</h4>
<p>Baidu, il cui nome è ripreso da un poema di epoca Tang, nel quale significa letteralmente “centinaia di volte”, è stata fondata nel 2000 da <a title="Robin Li" href="http://www.forbes.com/profile/robin-li/" target="_blank">Robin Li</a>, oggi uno degli uomini più ricchi della Cina. E&#8217; talmente celebre che, ironicamente, gli è stata dedicata anche una <a title="video youtube" href="http://www.youtube.com/watch?v=I7NNlrx6bOE" target="_blank">canzone</a> “popolare”, come veniva fatto per Mao, il <em>Grande Timoniere</em>.</p>
<p>Robin Li (Li Yanhong), rappresenta una perfetta storia di successo cinese. Nato nel 1968 a Yangquan, nello Shanxi, una delle regioni più povere della Cina, è il quarto di cinque fratelli di una famiglia tradizionalmente contadina. Robin Li cresce durante la Rivoluzione Culturale, ma accede alla Beijing University dove si laurea in <em>computer science</em>. Dopo la crisi nella fine degli anni 80, culminati con il massacro di Tienanmen, disilluso comincia a mandare curriculum negli States, finché non viene preso al Suny di Buffalo. “Gli unici che mi diedero un&#8217;opportunità”, racconterà in seguito.</p>
<h4>#Algoritmo</h4>
<p>Robin Li nel 1994 è alla New Jersey Division di Dow Jones and Company, dove sviluppa software per gestire i contenuti del Wall Street Journal. Nel 1996 realizza un <strong>software per la ricerca di informazioni on line</strong>, che chiamerà Link Analysis, un sistema di ricerca che stabilisce la popolarità dei link.<br />
Robin Li crede nel suo codice: entra in contatto con William I. Chang, capo dei servizi tecnologici di Infoseek, che lo assume. Nel 1999 incontra <strong>Eric Xu</strong>, un suo vecchio amico. I due decidono per la strada dell&#8217;indipendenza e racimolano 1,2 milioni di dollari dalla Integrity Partners and Peninsula Capital. Tornano in Cina e come vuole l&#8217;agiografia ufficiale, in un albergo a tre stelle di Pechino, fondano Baidu.</p>
<p>
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</p>
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		<title>Alberto Cairo: 6 suggerimenti per pensare visualmente</title>
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		<pubDate>Thu, 09 May 2013 10:05:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Meet the Media Guru</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una sintesi dell'incontro Exhibitionist con Alberto Cairo dal titolo “L’arte funzionale. Infografica e visualizzazione delle informazioni”.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Non tutti sono in grado di realizzare illustrazioni per infografiche perfette come <a title="infografica Washington Post" href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/health/why-short-guys-can-dunk/" target="_blank">questa</a> del Washington Post. E non tutti possono sviluppare visualizzazioni eleganti come <a title="infografica Stefaner" href="http://notabilia.net/" target="_blank">questa </a>messa a punto da Moritz Stefaner.</p>
<p>Ma tutti, giura <a title="Alberto Cairo: 5 artisti funzionali da tenere d’occhio" href="http://www.meetthemediaguru.org/alberto-cairo-5-artisti-funzionali-da-tenere-docchio/" target="_blank">Alberto Cairo</a>, tra i più acclamati architetti dell&#8217;informazione al mondo che l’8maggio ha parlato a <a title="Exhibitionist" href="http://www.exhibitionist.it/index.html" target="_blank">Exhibitionist</a>, ciclo di incontri organizzati da Fondazione Fiera Milano con la collaborazione di Regione Lombardia, Camera di Commercio e MtMG. possono imparare a pensare visualmente, a organizzare il mondo in una struttura che dovrà poi essere guardata.</p>
<p>Ecco i suoi 6 suggerimenti per chi ci vuole provare.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12183" alt="cairo idee" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/0_cairo-idee.tiff.jpeg" width="338" height="403" /></p>
<h4># fazzoletto</h4>
<p>Non c&#8217;è bisogno di software. O meglio, per imparare a usare un software per costruire visualizzazioni c&#8217;è sempre tempo (e magari si può trovare qualcuno che lo sa fare). Quello che conta è abituarsi a pensare la struttura di un&#8217;infografica: il che si può fare con dei semplici bozzetti, magari buttati giù su un fazzoletto.</p>
<h4># giornalismo</h4>
<p>L&#8217;infografica non si riduce all&#8217;illustrazione. Ovvero, non è solo arte e bellezza ma una forma di comunicazione che rispetta gli stessi principi a cui obbediscono gli articoli giornalistici: ricerca e accuratezza.</p>
<h4># occhiali</h4>
<p>L&#8217;infografica è uno strumento che aiuta a capire e a trovare verità nascoste. Funziona un po&#8217; come gli occhiali per chi ha problemi di vista: senza si vede il mondo sfuocato, li indossiamo e immediatamente tutto acquista un senso e il “segnale” emerge dal “rumore”.</p>
<h4><img class="aligncenter size-medium wp-image-12179" alt="cairo occhiali" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/0_cairo1.tiff-300x289.jpeg" width="300" height="289" /># storie</h4>
<p>Le visualizzazioni che funzionano non si limitano a presentare dei dati. Ma sono storie che vanno strutturate per guidare il lettore a capire quello che i dati significano. Dunque, sono una forma di storytelling.</p>
<h4># cittadini</h4>
<p>I dati possono essere belli. E magari pure interessanti. Ma se aiutano è anche meglio. Le migliori infografiche sono pensate e disegnate per dare strumenti ai cittadini, che con questi, per esempio, possono anche controllare i politici.</p>
<p><a title="nfografica Parteispende" href="http://labs.vis4.net/parteispenden/" target="_blank"><img class="aligncenter size-medium wp-image-12181" alt="parteispenden" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/parteispenden-300x181.gif" width="300" height="181" /></a></p>
<h4># squadra</h4>
<p>L&#8217;infografica non è il prodotto di un designer solitario davanti al Pc. Ma è un lavoro di squadra a cui contribuiscono diverse competenze e per le quali va fatto un lavoro di scavo e di ricerca spesso intervistando gli esperti dei vari campi. Un po&#8217; come le inchieste giornalistiche.</p>
<p>Raffaele Mastrolonardo<br />
<a title="twitter" href="https://twitter.com/pelopida" target="_blank">@pelopida</a></p>
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		<title>Bookmark! Oltre il co-working, arrivano gli spazi per il co-making</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 09:42:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bruno</dc:creator>
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		<category><![CDATA[web]]></category>

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		<description><![CDATA[Scoprite i temi caldi che stanno circolando in rete: Hacker, Infrografica, Slacktivism e Donne.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>#Hacker</h3>
<p>Si chiamano <a href="http://blog.makerbar.com/" target="_blank">MakerBar</a>, <a href="https://noisebridge.net/" target="_blank">Noisebridge</a>, <a href="http://www.nycresistor.com/" target="_blank">NYCResistor</a>, <a href="http://www.alphaonelabs.com/" target="_blank">Alpha One Labs</a>, <a href="http://www.thehacktory.org/" target="_blank">Hacktory</a> e sono spazi hacker che stanno comparendo come funghi negli Stati Uniti (la versione italiana potrebbero essere le <a href="http://www.fablabitalia.it/" target="_blank">FabLab</a> presenti in sempre più città).<br />
Mentre prende piede la <a href="http://www.meetthemediaguru.org/le-5w-della-terza-rivoluzione-industriale/">terza rivoluzione industriale</a> all&#8217;insegna della <strong>stampa 3D</strong> e dell&#8217;<strong>hardware fai da te</strong>, questi luoghi mettono a disposizione non solo gli strumenti hi-tech necessari ai nuovi <strong>artigiani digitali</strong>, ma anche i metri quadri per poter lavorare insieme agli altri <strong>makers</strong>. Perché spesso, soprattutto nei contesti urbani, è proprio lo spazio il  principale problema: in città come New York e San Francisco, gli affitti sono alle stelle e in pochi possono permettersi un <strong>laboratorio</strong>. Come ha spiegato il <a href="http://www.nytimes.com/2013/05/02/garden/the-rise-of-the-hacker-space.html?pagewanted=all&amp;_r=0" target="_blank">Nytimes</a>, si tratta della versione contemporanea dei <strong>garage</strong> degli anni &#8217;50. O, se si preferisce, della versione &#8220;maker&#8221; degli spazi di <strong>co-working</strong>…</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-11991" alt="hacker_space_nyc" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/hacker_space_nyc.jpg" width="540" height="359" />  Credits: <a href="http://www.nytimes.com/2013/05/02/garden/the-rise-of-the-hacker-space.html?pagewanted=all&amp;_r=0" target="_blank">Nytimes</a></p>
<h3>#Infografica</h3>
<p>Mercoldì 8 Maggio <a href="http://www.meetthemediaguru.org/alberto-cairo-5-artisti-funzionali-da-tenere-docchio/" target="_blank">Alberto Cairo</a> sarà ospite di <a href="http://www.exhibitionist.it/index.html" target="_blank">Exhibitionist</a> a Milano per un incontro sul tema delle infografiche. Come ricorda la webzine <a href="http://www.fastcodesign.com/1672486/how-infographics-are-changing-congress" target="_blank">Fast Company</a>, le <strong>visualizzazioni</strong> grafiche vengono sempre più spesso utilizzate in ambiti extra-giornalistici per la loro efficacia comunicativa. Una riprova arriva dal <strong>Congresso</strong> degli Stati Uniti dove, durante le recenti discussioni sul budget nazionale, un senatore ha sventolato in aria proprio un&#8217;infografica per supportare la propria tesi.<br />
Si trattava di un grafico elaborato dal Congressional Budget Office, ente del Congresso che fa ampio uso di infografche per riassumere la montagna di dati statistici prodotti sul bilancio di stato. Quando dovremo aspettare in <strong>Italia </strong>per vedere un senatore sventolare un&#8217;infografica?</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-11989" alt="infografica_congresso" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/infografica_congresso.jpg" width="360" height="538" />  Credits: <a href="http://www.fastcodesign.com/1672486/how-infographics-are-changing-congress#1 " target="_blank">Fast Company</a></p>
<h3>#Slacktivism</h3>
<p>&#8220;Fai like sulla nostra pagina Facebook e vaccineremo zero bambini contro il polio&#8221;. Così recita la <a href="http://www.theverge.com/2013/5/3/4296194/unicef-facebook-activism-ad-campaign-likes-dont-save-lives" target="_blank">campagna di fund-raising</a> lanciata da Unicef Svezia che prende di mira il così detto <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Slacktivism" target="_blank">attivismo da click</a> di cui parla spesso lo studioso <a href="http://neteffect.foreignpolicy.com/posts/2009/05/19/the_brave_new_world_of_slacktivism" target="_blank">Evgeny Morozov</a>: firmare petizioni, fare retweet e cliccare su &#8220;Mi piace&#8221;, può aiutare a aumentare la consapevolezza sui problemi contro cui lotta l&#8217;organizzazione dell&#8217;ONU, ma di certo non basta a sconfiggerli. Ecco il poster e un video della campagna.</p>
<p>
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<iframe src="http://www.youtube.com/embed/2_M0SDk3ZaM" height="315" width="560" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe>
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</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter  wp-image-12001" alt="facebook_unicef" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/facebook_unicef.jpg" width="323" height="305" /></p>
<h3>#Donne</h3>
<p>Minacce, insulti, <em>hate-speech</em>. La violenza contro le donne passa sempre più di frequente anche dal web. A sollevare il velo su un tema spesso rimosso dal dibattito è stata la presidente della Camera <strong>Laura Boldrini</strong>, con un&#8217;<a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/boldrini_intervista-57946683/?ref=HREC1-3" target="_blank">intervista a La Repubblica</a> che ha fatto molto discutere in cui, da una parte ha denunciato di essere vittima di minacce ripetute online (la Procura ha poi aperto un&#8217;inchiesta) e, dall&#8217;altra, ha chiesto di lanciare una discussione &#8220;seria e serena&#8221; sul tema delle violenze in rete che troppo spesso non si riescono a perseguire.<br />
Molti osservatori hanno criticato la seconda parte della proposta della Boldrini, anche per via di alcune forzature contenute nel titolo e nel sommario dell&#8217;articolo (che parlavano di &#8220;anarchia del web&#8221; e di &#8220;è tempo di fare una legge&#8221;). Segnaliamo qui alcuni degli interventi più interessanti, come quelli di <a href="http://www.fanpage.it/lettera-a-laura-boldrini-tentativo-di-capirsi-su-cose-difficili-e-complesse-come-il-tempo-che-viviamo/" target="_blank">Vittorio Zambardino</a>, <a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/05/03/news/c_una_legge_sullo_stalking_eppure_le_donne_continuano_a_morire-57972506/?ref=HRER1-1" target="_blank">Arianna Ciccone</a> e dell&#8217;avvocato <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/05/03/web-e-anarchia-lettera-aperta-a-laura-boldrini/582401/#disqus_thread" target="_blank">Guido Scorza</a>.<br />
In realtà, come ha precisato via Twitter e via <a href="https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=381566931953511&amp;id=325228170920721" target="_blank">Facebook</a> la stessa Boldrini, nell&#8217;intervista non si parla mai mai di &#8220;anarchia del web&#8221;, né di nuove leggi per il web.</p>
<blockquote lang="it"><p>Grazie per la solidarietà. Mai parlato di anarchia o nuova legge per web. Obiettivo è arginare la violenza contro le donne, anche in rete.</p>
<p>— laura boldrini (@lauraboldrini) <a href="https://twitter.com/lauraboldrini/status/330709589496578048">04 maggio 2013</a></p></blockquote>
<p>Eppure tanto è bastato per scatenare un forte dibattito su &#8220;controllo del web&#8221; e necessità di nuove leggi, in quella che poi il giornalista Luca Sofri ha definito &#8220;<a href="http://www.wittgenstein.it/2013/05/03/lanarchia-delle-news/" target="_blank">anarchia delle news</a>&#8221; (più che del web)</p>
<blockquote><p>Quindi un giornale di carta ha creato un titolo con una frase inventata che viene ripreso da una rete televisiva e trasmesso in molti luoghi d’Italia, e tutta la Rete sta a discutere e criticare quella frase. Se non è anarchia questa, in effetti.</p></blockquote>
<p>In tutto ciò, resta forte l&#8217;attenzione sul tema della violenza contro le donne, come dimostra anche il lancio della <a href="https://www.change.org/it/petizioni/al-governo-e-al-parlamento-italiano-subito-gli-stati-generali-contro-la-violenza#" target="_blank">petizione online</a> che chiede gli &#8220;Stati Generali contro la Violenza&#8221;.</p>
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		<title>Chi è Kaiser Kuo?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 13:09:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Meet the Media Guru</dc:creator>
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		<description><![CDATA[MtMG ospita il 30 maggio a Milano Kaiser Kuo, direttore della comunicazione internazionale di Baidu, motore di ricerca leader in Cina.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Kaiser Kuo</strong> è il direttore della comunicazione internazionale di <strong>Baidu</strong>, motore di ricerca leader in Cina, che nel 2007 è stata la prima azienda cinese ad essere inclusa nell&#8217;indice NASDAQ. Prima di unirsi a Baidu, Kuo è stato direttore delle strategie digitali per <a title="Ogilvy" href="http://www.ogilvy.com/#" target="_blank">Ogilvy &amp; Mather China</a> e &#8211; prima ancora &#8211; è stato a capo dell’ufficio cinese di <a title="The red herring" href="http://www.redherring.com/" target="_blank">The Red Herring</a>, noto magazine della Silicon Valley dedicato a business e tecnologia.</p>
<p>
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</p>
<p>Kaiser Kuo si è laureato in scienze politiche alla UC di Berkeley e ha ottenuto un master in East Asian Studies presso l’Università dell’Arizona. Appassionato e acuto osservatore della Cina, dal 2001 al 2011 ha scritto una rubrica mensile intitolata <em>Ich Bin Ein Beijinger</em> per una rivista cinese in lingua inglese ed attualmente conduce il popolare <a title="Sinica" href="http://popupchinese.com/lessons/sinica" target="_blank">Sinica Podcast</a>, una discussione settimanale sull’attualità cinese che ospita eccellenze giornalistiche, accademiche e opinionisti. Oltre ad essere uno dei più noti commentatori del panorama digitale cinese, Kaiser Kuo è anche uno dei protagonisti della scena musicale di Pechino dove ha co-fondato <a title="video Tang Dinasty" href="http://www.youtube.com/watch?v=LnEMVEmLuT4" target="_blank">Tang Dynasty</a>, la <strong>prima band cinese di heavy metal</strong>.</p>
<p>Al prossimo appuntamento Meet the Media Guru, il <strong>30 maggio</strong> presso la Mediateca Santa Teresa, Kaiser Kuo racconterà lo sviluppo di Baidu e le sue strategie internazionali, evidenzierà quali siano gli elementi chiave per capire l’ecosistema dei <strong>social media in Cina</strong>, come internet stia cambiando la società civile e come le tecnologie digitali stiano impattando il sistema economico dell’Impero di Mezzo.</p>
<p>Per partecipare all&#8217;evento, registrati <a title="Registrazione al prossimo evento" href="http://www.meetthemediaguru.org/registrazione-prossimo-evento/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p style="text-align: center;"><a title="Registrazione al prossimo evento" href="http://www.meetthemediaguru.org/registrazione-prossimo-evento/"><img class="aligncenter  wp-image-11961" alt="card_kuo_loghi" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/card_kuo_loghi.png" width="760" height="400" /></a></p>
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		<title>Alberto Cairo: 5 artisti funzionali da tenere d&#8217;occhio</title>
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		<pubDate>Thu, 02 May 2013 10:16:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Meet the Media Guru</dc:creator>
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		<category><![CDATA[EVENTS – Exhibitionist #2]]></category>
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		<category><![CDATA[new york times]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni esempi di infografiche innovative tratte dal libro L'arte Funzionale di Alberto Cairo, ospite a Exhibitionist l'8 maggio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Si può usare <a href="http://www.thefunctionalart.com/" target="_blank">L&#8217;arte funzionale</a>, l&#8217;ultimo saggio di Alberto Cairo, ospite di <a title="Exhibitionist" href="http://www.exhibitionist.it/index.html" target="_blank">Exibitionist</a> il prossimo 8 maggio, come un libro di testo. Oppure come un manuale per la realizzazione di infografiche migliori. O ancora come un trattato di estetica che propugna una via di mezzo tra il rigore minimalista di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Edward_Tufte" target="_blank">Edward Tufte</a>, l&#8217;uomo che pensa che un&#8217;infografica sia tanto più efficace quanto meno inchiostro si usa, e la spinta verso l&#8217;umanizzazione ironica di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Nigel_Holmes" target="_blank">Nigel Holmes</a>. Infine, si può intenderlo come un who&#8217;s who della visualizzazione digitale di questo inizio di millennio. Una galleria di talenti che stanno trasformando, spesso a colpi di web e interazione (e a volte anche di teatro), il giornalismo contemporaneo e non solo. Eccone 5, scelti per voi.</p>
<h3># Il profeta</h3>
<p>“Tutti quelli che si occupano di infografica e visualizzazione manifestano una riverenza quasi religiosa per The New York Times. Mi includo in quella folla”, scrive Cairo. E non è difficile capire il perché. Il quotidiano americano propone ormai da parecchi anni alcuni dei migliori progetti di visualizzazione sulla piazza, come ci ha raccontato recentemente <a href="http://www.meetthemediaguru.org/le-5w-dellinformation-visualization-secondo-aron-pilhofer">Aron Pilhofer</a>. Se la testata Usa è oggetto di un culto, allora il suo profeta attuale è Steve Duenes, dal 2004 responsabile dell&#8217;infografica del giornale e a capo di un team di 30 persone. Per capire di che cosa sia capace la squadra di Duanes basta dare un&#8217;occhiata a 2012: <a href="http://elections.nytimes.com/2012/campaign-finance">The Money Race</a>, il cruscotto interattivo dedicato ai finanziamenti per le ultime elezioni americane, dove con interfaccia intuitiva ed elegante sono presentati tutti i dati su chi ha donato cosa a chi.</p>
<p><a href="http://elections.nytimes.com/2012/campaign-finance" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11893" alt="1_the_money_race" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/1_the_money_race.jpg" width="600" height="348" /></a></p>
<p>Oppure, andando un po&#8217; indietro nel tempo, si può osservare come illustrazione e animazione 3D si uniscano per rivelare i segreti del gioco di gambe del tennista <a href="http://www.nytimes.com/ interactive/2009/08/31/sports/tennis/20090831-roger-graphic.html" target="_blank">Roger Federer</a> o, con una cura del dettaglio e una chiarezza grafica straordinarie, quelli del lanciatore di baseball <a href="http://www.nytimes.com/interactive/2010/06/29/magazine/rivera-pitches.html" target="_blank">Mariano Rivera</a>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.nytimes.com/ interactive/2009/08/31/sports/tennis/20090831-roger-graphic.html" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11895" alt="2_federer" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/2_federer.jpg" width="500" height="300" /></a></p>
<h3># Il perfomer</h3>
<p>Non è un vero e proprio designer e non ha mai realizzato un&#8217;infografica in senso stretto in vita sua. Ma ha fatto così tanto per spiegare quanto è importante una rappresentazione corretta e accattivante delle statistiche che non può non essere inserito in un&#8217;antologia della visualizzazione. E infatti <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hans_Rosling" target="_blank">Hans Rosling</a>, il medico svedese che nel 2006 ha sedotto la platea del Ted raccontando (sì, raccontando) cose come la diminuzione della fertilità e l&#8217;aumento dell&#8217;aspettativa di vita nei Paesi del mondo, figura nella ristretta cerchia dei “colleghi” selezionati da Cairo nel suo libro. Il suo strumento principale di lavoro è un software che fa muovere dei cerchi colorati lungo due assi ma il valore aggiunto è la capacità di Rosling “di fondersi con le sue infografiche, di diventare parte integrante dei coloratissimi diagrammi a bolle e a dispersione che scorrono alle sue spalle”.</p>
<p>
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</p>
<h3># La chimica</h3>
<p>Anche lo Space Shuttle, più o meno un anno fa, è andato in pensione. E c&#8217;è andato in aereo. Per spiegare ai profani come una navicella spaziale possa viaggiare in groppa ad un jumbo ci voleva il talento di Hannah Fairfield, allora responsabile dell&#8217;infografica del quotidiano americano Washington Post e considerata da Cairo una dei designer più creativi del giro. L&#8217;impulso alla sperimentazione di Fairfield – che deriva anche da una una formazione poliedrica che mette insieme geochimica e giornalismo &#8211; lo si può apprezzare al meglio nella <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/entertainment/discovery-space-shuttle" target="_blank">rappresentazione dell&#8217;ultimo viaggio del glorioso velivolo</a>.</p>
<p><a href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/entertainment/discovery-space-shuttle" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11897" alt="3_Shuttle" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/3_Shuttle.jpg" width="629" height="314" /></a></p>
<p>Ma anche in una <a href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/health/why-short-guys-can-dunk/" target="_blank">divertente visualizzazione</a> che spiega come si può migliorare la propria elevazione e dunque arrivare a schiacciare il pallone da basket nel canestro anche senza essere alti due metri. L&#8217;insieme di consigli – che vanno dagli esercizi per potenziale in muscoli alla corretta tecnica di salto – sono esposti sul web con un approccio che ricorda quello dei flip-book, le immagini disegnate in sequenza nelle pagine di un libro che, scorse velocemente, danno l&#8217;illusione del movimento.</p>
<p><a href="http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/health/why-short-guys-can-dunk/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11899" alt="4_anche_i_bassi_schiacciano" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/4_anche_i_bassi_schiacciano.jpg" width="500" height="508" /></a></p>
<h3># L&#8217;operatore</h3>
<p>Perché scegliere tra verità e bellezza quando si può avere tutto? Per <strong>Moritz Stefaner</strong>, designer tedesco assai apprezzato da Cairo, una visualizzazione non funziona se non ha entrambe. Artista mancato per sua stessa ammissione, Stefaner ha scelto di non rinunciare mai all&#8217;estetica, si tratti di dati economici o di voci di Wikipedia. Si veda, per esempio, il progetto <a href="http://www.oecdbetterlifeindex.org" target="_blank">Better Life Index</a> realizzato per l&#8217;Ocse, che consente di mettere in fila i Paesi del mondo sulla base di indicatori che misurano la qualità della vita tenendo insieme rigore della misurazione, gradevolezza della presentazione e personalizzazione del servizio (“Nel mio lavoro – dice &#8211; non cerco di raccontare una storia, cerco di raccontarne migliaia”).</p>
<p><a href="http://www.oecdbetterlifeindex.org" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11901" alt="5_economia_benessere" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/5_economia_benessere.jpg" width="700" height="253" /></a></p>
<p>O anche <a href="http://notabilia.net/" target="_blank">Notabilia</a>, elegantissima visualizzazione di uno studio sulle discussioni interne alla comunità che portano alla cancellazione (o al mantenimento) di una voce dell&#8217;enciclopedia online più popolare del pianeta. Solo due esempi ma dovrebbero bastare per comprendere perché a Stefaner piace definirsi “operatore di verità e bellezza”.</p>
<p><a href="http://notabilia.net/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11903" alt="6_conoscenza_notabilia" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/6_conoscenza_notabilia.png" width="768" height="576" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>#Il mitteleuropeo</h3>
<p>Se c&#8217;è un area del mondo che sta regalando all&#8217;universo della visualizzazione alcuni dei più interessanti designer dell&#8217;informazione questa è l&#8217;Europa centrale. Parola di Alberto Cairo. Che tra i più interessanti talenti della nuova generazione che vengono dal profondo del Vecchio continente inserisce il tedesco <strong>Gregor Aisch</strong>. Formazione informatica ma sguardo artistico, Aisch è diventato noto grazie ad una <a href="http://labs.vis4.net/parteispenden/" target="_blank">rappresentazione</a> elegante, esaustiva ed efficace delle donazioni ricevute dai partiti politici tedeschi.</p>
<p><a href="http://labs.vis4.net/parteispenden/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11907" alt="9_partiti_tedeschi" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/9_partiti_tedeschi.jpg" width="500" height="295" /></a></p>
<p>In seguito ha continuato a sviluppare il suo stile nei progetti più svariati: dalla visualizzazione dei plagi compiuti da un ministro tedesco nella sua tesi di dottorato ad un&#8217;ambiziosa <a href="http://visualization.geblogs.com/visualization/germanenergy/" target="_blank">sintesi visiva della situazione energetica</a> della Germania commissionata dalla General Electric. Dopo tutto, dice, è questo “quello che amo della visualizzazione e dell&#8217;infografica: il potenziale che hanno di cambiare il mondo in meglio”.</p>
<p><a href="http://visualization.geblogs.com/visualization/germanenergy/" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11905" alt="8_energia_germania" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/05/8_energia_germania.jpg" width="482" height="284" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Raffaele Mastrolonardo</strong><br />
<a href="http://www.twitter.com/pelopida" target="_blank">@pelopida</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Bookmark! Mai più senza (i Google Glass)</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 12:43:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nicola Bruno</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Questa settimana su Bookmark!: #glass, #fotografia, #hacker e #Boston.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>#Glass</h3>
<p><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Scoble" target="_blank">Robert Scoble</a>, noto blogger statunitense, ha provato gli <a href="http://www.google.com/glass/start/" target="_blank">occhiali di realtà aumentata</a> di Google. Dopo due settimane di utilizzo, la <a href="https://plus.google.com/+Scobleizer/posts/ZLV9GdmkRzS" target="_blank">recensione</a> è molto positiva (qui l&#8217;<a href="https://plus.google.com/photos/111091089527727420853/albums/5871408320945406321/5871408322958830034?authkey=CM-tpbue3dfrUg" target="_blank">album di foto</a> che ha realizzato)</p>
<blockquote><p>Non vivrò un giorno della mia vita senza questi occhiali (o quelli di un concorrente)</p></blockquote>
<p>Scoble rivela anche alcune delle funzionalità degli occhiali, come lo scatto e l&#8217;upload automatico delle foto sul proprio profilo G+ e il riconoscimento vocale.</p>
<blockquote><p>E&#8217; il primo prodotto che proprio tutti possono usare con la voce. E&#8217; davvero sorprendente, anche se per ora riesce a capire solo poche cose: &#8220;OK Glass, Take a Picture&#8221; funziona. &#8220;OK Glass, Take a Photo&#8221; no</p></blockquote>
<p>Scoble sottolinea poi i cambiamenti che potrà introdure una fotocamera integrata negli occhiali</p>
<blockquote><p>Cambia completamente sia il modo in cui si fotografa che come si scattano video. Perché? Perché ora posso catturare i momenti. Ho contato quanti secondi ci vogliono per tirare lo smartphone fuori dalla tasca, aprirlo, trovare l&#8217;applicazione della camera, aspettare che si carichi e poi fare la foto. Da 6 a 12 secondi. Con Google Glass? Meno di un secondo. Sempre.</p></blockquote>
<p>
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</p>
<h3></h3>
<h3>#Fotografia</h3>
<p>A proposito di fotocamere, Pop Chart Lab ha realizzzato un&#8217;<a href="http://popchartlab.com/products/a-visual-compendium-of-cameras" target="_blank">infografica</a> che visualizza l&#8217;evoluzione delle macchine fotografiche dalle prime Kodak del 1988 alle &#8220;<a href="http://www.fotografidigitali.it/articoli/3465/gopro-sony-midland-e-drift-4-action-cam-a-confronto_index.html" target="_blank">action cam</a>&#8221; di nuova generazione. Con i Google Glass e la tecnologia che si indossa, si avvicina la fine delle fotocamere? Oppure si andrà verso dispositivi sempre più sofisticati?</p>
<p><a href="http://popchartlab.com/products/a-visual-compendium-of-cameras" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11863" alt="fotocamere_infografica" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/04/fotocamere_infografica.jpg" width="500" height="252" /></a></p>
<h3></h3>
<h3>#Hacker</h3>
<p>Quale può essere l&#8217;effetto di Twitter (e delle <strong>informazioni accelerate</strong>) sull&#8217;economia e la finanza? Una risposta arriva da <a href="http://www.cbc.ca/gfx/images/news/topstories/2013/04/25/hi-twitter-ap.jpg" target="_blank">questo grafico</a> <a href="http://www.huffingtonpost.it/2013/04/24/tweet-terroristico-ap-wall-street-sinterroga-sui-pericoli-che-possono-arrivare-dai-social-network_n_3147128.html?utm_hp_ref=italy" target="_blank">ripreso</a> da molti la scorsa settimana.</p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-11865" alt="ap_hacked" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/04/ap_hacked.jpg" width="640" height="360" /></p>
<p>Il picco di perdite registrato dall&#8217;indice di Dow Jones subito dopo le 13 è infatti dovuto a un tweet pubblicato sul <a href="http://twitter.com/AP/" target="_blank">profilo ufficiale Twitter di Associated Press</a>. &#8220;Due esplosioni alla Casa Bianca. Obama ferito&#8221; recitava il messaggio poi rivendicato dalla Syrian Electronic Army, gruppo di hacker siriani vicino al leader Bashar Al-Assad. In realtà, come è stato poi sottolineato, il tweet non rispettava le linee guida di AP.</p>
<blockquote class="twitter-tweet" lang="it"><p>The @<a href="https://twitter.com/ap">ap</a> hackers didn&#8217;t follow AP Style. An &#8220;official&#8221; tweet would have looked something more like this: (REPOST) <a title="http://twitter.com/prsarahevans/status/326756222214750208/photo/1" href="http://t.co/J1o3HYv5jM">twitter.com/prsarahevans/s…</a></p>
<p>— Sarah Evans(@prsarahevans) <a href="https://twitter.com/prsarahevans/status/326756222214750208">23 aprile 2013</a></p></blockquote>
<p>Dopo questo ennesimo episodio di hacking, Twitter ha deciso di rafforzare le misure di sicurezza: presto <a href="http://www.wired.com/threatlevel/2013/04/twitter-authentication/" target="_blank">dovrebbe introdurre</a> un metodo di autenticazione in <a href="http://www.bloomberg.com/news/2013-04-24/ap-twitter-account-hacking-exposes-social-media-weakness.html" target="_blank">due step</a>. E, nel frattempo, come spiega il <a href="http://www.nytimes.com/2013/04/29/business/media/social-medias-effects-on-markets-concern-regulators.html?ref=technology&amp;_r=0">Nytimes</a>, si apre il dibattito sugli effetti di Twitter sul trading ad alta velocità.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3>#Boston</h3>
<p>Continua il dibattito sulla copertura giornalistica degli attentati di Boston. La <a href="http://www.cjr.org/united_states_project/speed-induced_misinformation_boston_bombings_coverage.php?page=all" target="_blank">Columbia Journalism Review</a> riassume bene quali sono i problemi di un sistema informativo in cui il &#8220;<strong>veloce e sbagliato sconfigge il lento e giusto</strong>&#8220;. Chartgirl ha realizzato un&#8217;<a href="http://chartgirl.com/covering-the-coverage/" target="_blank">infografica</a> che riassume la copertura data dalle diverse testate e social network nei momenti successivi all&#8217;attentato. La migliore riprova di come non sia stata solo colpa di Twitter e Reddit. Anche i media tradizionali hanno fatto la loro parte.</p>
<p><a href="http://www.cjr.org/united_states_project/speed-induced_misinformation_boston_bombings_coverage.php?page=all" target="_blank"><img class="aligncenter size-full wp-image-11867" alt="coverage_boston" src="http://cdn.meetthemediaguru.org/wp-content/uploads/2013/04/coverage_boston.jpg" width="600" height="564" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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