Fuori Pixar – Il cinema degli elementi: aria

Oltre le catene della gravità, verso l’alto. Nelle regioni rarefatte dell’empireo tra le nubi e con il presagio che il confine con lo spazio profondo sia quasi tangibile e valicabile, […]

Oltre le catene della gravità, verso l’alto. Nelle regioni rarefatte dell’empireo tra le nubi e con il presagio che il confine con lo spazio profondo sia quasi tangibile e valicabile, per allontanarci dal pianeta Terra e da tutti i suoi dolori.
Soprattutto dal dolore per eccellenza, dalla paura finale e definitiva: la morte e prima di essa dal suo preludio, la vecchiaia.

Up, capolavoro aereo oltre il tempo di Pixar, diretto da Peter Docter nel 2009, riesce a raccontarci di morte e vecchiaia senza divenire melodramma, neppure tragedia. Va sopra, dove l’essere umano può ancora sognare, nell’altrove che ci distacca dal terrore e dalla miseria e dove ciò che ci fa sopravvivere sono i desideri e la volontà.

Up è il film più teorico della Pixar, il più lento e meditativo e quello che ci mette a confronto con i concetti più profondi, filosofici e complessi. Non è un caso che secondo gli autori sia il loro film più miyazakiano. Non solo perché si svolge nei cieli, l’ambiente più amato dal maestro di Porco Rosso, di Nausicaa, di Kiki e di Laputa, i suoi film più celesti, ma perché scava nelle profondità dell’essere umano non trovandovi l’intreccio ombroso delle viscere ma una luce sublime che forse non è l’anima, è solo lo spazio vastissimo dell’immaginazione.

Sono i palloncini a trarci verso l’empireo in Up, oggetti che ci riportano all’infanzia, e chi di noi ci ha giocato da bambino e li abbia visti sfuggire dalle mani si è quasi di sicuro chiesto dove andassero quando si allontanavano dal suo sguardo. Oppure si sarà domandato, vedendo un venditore di palloncini ad elio durante una fiera o al luna park: ma se prendessi tantissimi palloncini con una mano, volerei anch’io con loro? Pixar, con l’ellissi di un sogno da bambini, ci risponde di sì. È possibile volare oltre, se lo vogliamo.

Siamo all’antitesi di un altro capolavoro dell’immaginario in cui i palloncini ricoprono un ruolo determinante: It di Stephen King. Nel romanzo del re dell’horror la creatura a forma di pagliaccio, e dalle mille altre forme agghiaccianti, detta Pennywise, attira i bambini con i palloncini colorati che tiene in mano. Ma li attira nelle fogne, verso la morte. Dice alle sue piccole vittime che essi “voleranno”, mentendogli, anche se quando i bimbi compieranno l’errore di scendere nei tunnel fognari il pagliaccio omicida gli rivela la verità: non voleranno, galleggeranno…

In conclusione di quest’ultima e quarta parte del viaggio empedocleo nei quattro elementi della Pixar è meglio allontanarci dall’incubo kingiano e ritornare in alto, in aria o meglio nell’etere. Quelle regioni lontane eppure così prossime che ci consentono di respirare e di vivere e, come in Up, un film-augurio e un anelito di speranza universale per tutta l’umanità, di continuare ad esistere, o almeno illuderci di farlo, oltre il severo limite del tempo.

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