Fuori Pixar – Il cinema degli elementi: fuoco

La reazione chimica della combustione è, tra tutti i fenomeni del mondo naturale, un processo che viene considerato distruttivo. Il fuoco carbonizza, annienta e distrugge lasciando cumuli di cenere dietro […]

La reazione chimica della combustione è, tra tutti i fenomeni del mondo naturale, un processo che viene considerato distruttivo. Il fuoco carbonizza, annienta e distrugge lasciando cumuli di cenere dietro di esso e trasformando la vita in morte. L’incendio è una forza devastante che corrode tutto ciò che non è fuoco a sua volta e non è un caso che all’inferno i dannati brucino tra le fiamme eterne.

Non è sempre così, ovviamente, tranne che nei film di David Lynch dove le fiamme hanno sempre un valore simbolico negativo, come in Cuore Selvaggio o Fuoco Cammina con Me. Senza il fuoco l’umanità non si sarebbe evoluta e se starebbe nel freddo umido di qualche caverna a mangiare radici, insetti e brani di carne cruda.

Se si ripensa ai film d’animazione di Walt Disney il ricordo più potente e distruttivo del fuoco è quello straziante di Bambi, quando un incendio divora la foresta dove vive il cerbiatto. Un fuoco che è la metafora dell’uomo che distrugge e annienta, le fiamme divoratrici, il cui unico nemico è la forza cristallina dell’acqua. Una vera guerra tra gli elementi. Il dipartimento per la prevenzione degli incendi negli Stati Uniti utilizzò il piccolo ma coraggioso cerbiatto di Disney per la sua campagna sul pericolo dei fuochi nei boschi.

La combustione tuttavia significa anche esistenza, ci permette inoltre di usare i motori a scoppio e muoverci nei nostri veicoli più o meno inquinanti. Ma ci voleva la Pixar per trasformarla in qualcosa di poetico, nel battito del cuore di esseri senzienti e vagamente antropomorfi dalla forma di automobili. In Cars del 2006, diretto da John Lasseter, e nel suo seguito del 2011, la combustione è vitale, è il battito del cuore meccanico dei personaggi del film, la reazione che consente al loro “sangue” oleoso di circolare, di farli correre, di essere vivi.

C’è un altro momento davvero esaltante sia dal punto di vista visivo che narrativo in cui la Pixar gioca con il fuoco, si tratta di Jack-Jack Attack, il cortometraggio del 2005, ispirato al film Gli Incredibili, in cui vengono narrati alcuni episodi legati al bebé della famiglia di super-eroi, l’unico ritenuto peraltro senza nessun elemento superumano, quando in realtà è il più “incredibile” di tutti. Ad un certo punto questo neonato, dopo essere levitato, prende addirittura fuoco come la torcia-umana dei Fantastici Quattro e alla baby-sitter incredula che lo accudisce toccherà “spegnerlo” nella vasca da bagno.

Il fuoco della Pixar è dunque anche spirito, una eco dell’anima elettronica dei suoi personaggi, qualcosa che arde con forza palpitante e sempre cangiante. La fiamma inestinguibile della vita che anche quando è invisibile brucia feconda dentro le creature fittizie che abitano i film di Lasseter&co.

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