STEVEN BERLIN JOHNSON :: 05 : 10 : 2009


Steven Berlin Johnson è giornalista e autore di numerosi libri di successo che esplorano le interrelazioni tra scienza, tecnologia, media e mondo reale. La chiave della sua notorietà sta senza dubbio nella sua capacità di interpretare e prospettare le traiettorie future di fenomeni complessi attraverso un approccio multidisciplinare che individua processi e principi trasversali.
Nei suoi saggi, Johnson spazia dall’umanistico allo scientifico in modo divulgativo ed efficace per parlare della rivoluzione messa in atto dai videogiochi o per ripercorrere le origini storia americana analizzando come le idee possano emergere, diffondersi e produrre radicali cambiamenti sociali.
Nel suo ultimo libro, ”The Invention of Air: A Story of Science, Faith, Revolution, and the Birth of America” (2008), Johnson, con uno stile storico-biografico particolarmente accattivante, racconta la storia di Joseph Priestley, scienziato e teologo inglese del 18° amico di Benjamin Franklin e di Thomas Jefferson, che ha avuto un ruolo fondamentale nello studio dell’ossigeno e nella scoperta del concetto di ecosistema.
Johnson scrive regolarmente per autorevoli testate, tra cui The New York Times, The Wall Street Journal, Time, Wired, Discover, Slate, ed è considerato uno dei più attenti interpreti del cambiamento del mondo dei media. Co-fondatore di Feed (pioneristico online magazine) e di Plastic.com (uno dei primi siti del Web2.0), Johnson ha di recente lanciato Outside.in, piattaforma online che si propone di catalizzare le conversazioni di diverse comunità presenti a livello locale in tutti gli Stati Uniti.
Nel giugno di quest’anno, Johnson è stato protagonista della copertina di Time, testata per la quale ha scritto un articolo su come Twitter stia cambiando il nostro modo di vivere e anticipando il futuro dell’innovazione grazie al contributo degli utenti di prodotti e servizi. Johnson sostiene, infatti, che Twitter sia un fenomeno interessante non tanto per gli effetti che l’applicazione sta avendo sui suoi utenti ma per quello che gli utenti fanno di Twitter. Secondo Johnson se Twitter, da un lato, sta contribuendo a creare un’esperienza “singolarmente intima e al tempo stesso ossessionata dalle celebrità”, dall’altro è altrettanto importante notare che la maggior parte delle caratteristiche e delle applicazioni più innovative di Twitter sono state sviluppate da persone che non ricevono uno stipendio dall’azienda che ha creato Twitter. Persone che hanno contribuito alla creazione di un vasto ecosistema di nuovi applicativi creati da singoli individui, aziende, creatori di giochi on e offline, gruppi politici, ONG e così via. Un fenomeno che trova eco, ad esempio, in Facebook e negli applicativi per l’iPhone di Apple.
Innovazioni, sottolinea Johnson, alle quali milioni di consumatori e di piccole imprese aggiungono valore, modificandole perché rispondano alle loro esigenze e inventandosi, di conseguenza nuovi modi di utilizzo.
Se è vero, conclude Johnson nel suo articolo su Time, che stiamo attraversando una delle peggiori crisi economiche di tutti i tempi, tale da minacciare il capitalismo così come l’abbiamo conosciuto per decenni, è anche vero che in mezzo a questo caos ingegneri, sviluppatori e gente comune stanno tutti lavorando per “inventarsi modi nuovi di parlare e interagire l’uno con l’altro”.
Tags: 2009, End-user innovation, informazione, new media, social media, web2.0

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presentazione affascinante che invoglia alla lettura studio di questo testo importante: ne uscirà edizione italiana?
erremme
[...] Quello di BJ Fogg, qui le info, ha riscosso molto interesse e successo. Ha parlato di Tecniche di persuasione applicate alla tecnologia, con particolare riferimento alle applicazioni per Facebook. Personalmente, non solo non mi ha entusiasmato ma mi trova anzi su posizioni opposte. Mi è sembrato un classico approccio da comportamentismo old-style (lui è psicologo a Stanford) o, in alternativa, da vecchio approccio marketing / advertising da secolo scorso, quello dei mass-media, traslato sui social network. Le sue azioni sono ispirate dalla domanda: “Come faccio a influenzare il comportamento degli utenti?”. Da qui discende un metodo (afferma, perché in realtà non ne ha parlato in dettaglio) di misurazione e controllo. Roba da antichi broadcaster. D’altronde lo dice anche lui parlando di Tecniche di propaganda in questa clip su Crossroad di Luca De Biase. Per quel che mi riguarda, resto col modello contrario, di una Rete Open by nature in cui lo sviluppano cresce su base many-to-many e peer-to-peer. Tralasciamo, infine, le osservazioni su “Peace technology”, ovvero “Come Internet può portare la pace nel mondo”: cose che finora pensavo relegate a Miss Italia (o California, nel suo caso). Mie personali considerazioni, ovviamente, che nulla tolgono all’interesse per il tema e per l’incontro. Anche se io mi trovo molto più nel mio con il prossimo: Steven Berlin Johnson. [...]
[...] Quello di BJ Fogg, qui le info, ha riscosso molto interesse e successo. Ha parlato di Tecniche di persuasione applicate alla tecnologia, con particolare riferimento alle applicazioni per Facebook. Personalmente, non solo non mi ha entusiasmato ma mi trova anzi su posizioni opposte. Mi è sembrato un classico approccio da comportamentismo old-style (lui è psicologo a Stanford) o, in alternativa, da vecchio approccio marketing / advertising da secolo scorso, quello dei mass-media, traslato sui social network. Le sue azioni sono ispirate dalla domanda: “Come faccio a influenzare il comportamento degli utenti?”. Da qui discende un metodo (afferma, perché in realtà non ne ha parlato in dettaglio) di misurazione e controllo. Roba da antichi broadcaster. D’altronde lo dice anche lui parlando di Tecniche di propaganda in questa clip su Crossroad di Luca De Biase. Per quel che mi riguarda, resto col modello contrario, di una Rete Open by nature in cui lo sviluppano cresce su base many-to-many e peer-to-peer. Tralasciamo, infine, le osservazioni su “Peace technology”, ovvero “Come Internet può portare la pace nel mondo”: cose che finora pensavo relegate a Miss Italia (o California, nel suo caso). Mie personali considerazioni, ovviamente, che nulla tolgono all’interesse per il tema e per l’incontro. Anche se io mi trovo molto più nel mio con il prossimo: Steven Berlin Johnson. [...]
Grazie del commento. Non sappiamo ancora dirti se The Invention of Air sarà pubblicato in italiano. L’incontro con Steven di lunedì prossimo sarà un’ottima occasione per chiedergli quando aspettarci una versione in italiano.
A lunedì, Giuseppe
[...] del giornalismo Internazionale di Ferrara. Questi gli interventi dei giornalisti David Randall e Steven Berlin Johnson su nuovi media, futuro del giornalismo e soprattutto come fare informazione ai tempi di [...]
[...] BERLIN JOHNSON :: 05 : 10 : 2009 | |||||Meet The Media Guru facebook links October 18th, 2009 STEVEN BERLIN JOHNSON :: 05 : 10 : 2009 | |||||Meet The Media Guru Source: http://www.meetthemediaguru…; Steven Berlin Johnson è giornalista e autore di numerosi [...]
[...] di: [mini]marketing Ieri sera dopo il Meet The Media Guru in cui Steven Johnson ha parlato a Milano, si è scatenata una interessante discussione in [...]