Post con il Tag ‘2010’

Meet the Media Guru :: VideoManifesto.

Meet the Media Guru :: VideoManifesto.

CREDITS:

  • written by: Paolo Iabichino, Ogilvy
  • directed and produced by: ADE creative studio
  • voice: Aurora Peres
  • music: “Rise On” by “When The Clouds”, composed by Francesco Galano, from “The Longed-For Season”, Publishing “Fridge Italia”.
  • sound recordist: Virginia Eleuteri Serpieri

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LAWRENCE LIANG :: 29 : 03 : 2010 :: MEDIATECA SANTA TERESA

Indiano di origini cinesi, Lawrence Liang è un avvocato, studioso e membro fondatore dello Alternative Law Forum di Bangalore, città dove vive.

Le sue principali aree di ricerca coprono legge, tecnologia e cultura, con uno specifico focus sulle politiche del diritto d’autore. È noto anche per le campagne legali su temi di interesse pubblico.

Ha lavorato a stretto contatto con il Sarai di Nuova Dehli, per un importante progetto di ricerca sulla proprietà intellettuale e la cultura condivisa. Il Sarai è un programma del CSDS (Centre for the Study of Developing Societies), uno dei più noti e prestigiosi istituti di ricerca in India, da sempre al centro dello sviluppo della mappa creativa e intellettuale del continente India.

Appassionato seguace del movimento Open Source, Lawrence lavora sulle modalità di traslazione del modello open source in campo culturale.
Sempre in collaborazione con il Saria ha redatto le licenze per OPUS, una piattaforma collaborativa online per artisti e professionisti del media.

Per Lawrence Liang il dibattito sul copyright tende a essere dominato dai dettami della legalità e dell’efficienza economica – in particolare quando si pensa al tema dei pirati informatici, dove assumono particolare rilievo gli aspetti legati al danno e alla perdita di denaro – perdendo così di vista l’incanto con il quale dovremmo andare incontro al mondo dei testi scritti, delle immagini e del suono.
Liang sostiene infatti che la passione e l’entusiasmo che le persone dimostrano per le immagini o per il suono, il modo in cui ognuno ricorda film, parole o musiche, dovrebbero diventare parametri filosofici di valutazione al di là degli aspetti legali ed economici.

I suoi interventi sul dibattito in corso relativamente alla proprietà intellettuale sono diventati un punto di riferimento imprescindibile per moltissimi teorici e professionisti in tutto il mondo.

Liang ha scritto numerosi articoli sul copyright, il software libero e le pratiche dei media.
È autore, tra l’altro, di “A Guide to Open Content Licences”.

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VERSO ROGER MALINA/2 :: JANINE RANDERSON

Oltre ad Andrea Polli (di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa), tra i climate-artist più apprezzati da Roger Malina, c’è senza dubbio Janine Randerson, artista multimediale della Nuova Zelanda che spesso lavora a stretto contatto con scienziati ed esperti di clima. Filo conduttore dei suoi lavori è infatti sempre il cambiamento climatico e le conseguenze sul pianeta.

In “Remote Senses” (installazione del 2007) ha estratto i dati di alcuni satelliti statunitensi e cinesi per poi proiettare le visualizzazioni meteorologiche. Come spiega Malina, la sua abilità sta nel “saper tradurre le informazioni di larga scala in significati locali”.

Di recente Randerson ha partecipato all’esposizione itinerante “RETHINK INFORMATION“. La sua installazione si chiama “CASCADE“. Un mash-up di immagini e suoni estratti da software geografici, biosonar di animali e video condivisi dagli utenti online.

Come spiegano i curatori della mostra “CASCADE suggerisce la necessità di trasformare il nostro modo di pensare per evitare che la catena degli eventi porti alla scomparsa delle specie viventi sul pianeta. CASCADE è una metafora liquida. Si riferisce a una successione di impatti ecologici, in cui ogni stadio dipende dal precedente”. Ecco il video dell’installazione:

nb – www.totem.to
Credits foto: Martin Ravn/Rethink Climate

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ETICA DELLA CURIOSITA’ E DISSENSO CREATIVO

Esiste un’etica della curiosità? Secondo Roger Malina molti scienziati sarebbero propensi a rispondere di no. Al contrario, molti artisti propenderebbero per il sì.
Malina argomenta che mentre la curiosità scientifica è pura, mirata a comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda, l’arte è propensa a credere che la curiosità ponga intrinsecamente una questione etica.
Mentre l’ethos scientifico aderisce all’universalità delle proprie scoperte, all’impersonalità dei risultati, all’imparzialità della ricerca, per gli artisti la curiosità è intrinseca all’uomo, sociale, collettiva, culturalmente rilevante.
Roger Malina afferma di non credere al valore dell’interdisciplinarietà per sé e non ritiene desiderabile o necessaria una terza via alla cultura. Raccomanda, tuttavia, la necessità del dissenso creativo – di una frizione che sia confronto, integrazione, dialogo – per chiunque lavori in campo artistico, scientifico e tecnologico.

Per approndire i temi trattati da Roger Malina – in attesa dell’incontro di venerdì 26 prossimo, in Mediateca Santa Teresa – vi consigliamo di sbirciare fra i post del blog del primo Guru 2010: malina.diatrope.com/

Curiosi e dissenzienti saranno benvenuti!!!

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ROGER MALINA: IL MANIFESTO PER UN OSSERVATORIO APERTO

di Roger Malina

Viviamo in un mondo telesorvegliato; sempre più l’ambiente in cui viviamo e noi stessi siamo osservati e monitorati. Proliferano nuovi dispositivi e tecnologie che vengono utilizzate da noi stessi – come ad esempio ai fini dell’osservazione clinica dei nostri corpi – o da altri per osservare e controllare i nostri comportamenti. Questi stessi dispositivi vengono utilizzati anche per osservare l’universo e la terra e ci consentono di comprendere, e persino predire, le dinamiche e i processi in atto.
Il concetto di privacy sta subendo una rapida evoluzione e lo stesso vale per i sistemi che salvaguardano la proprietà intellettuale. Stiamo continuando ad accumulare enormi quantità di dati che concernono non solo tutti i campi dell’attività umana ma anche tutto quanto viene osservato nel mondo. Alcuni dati sono facilmente accessibili; gran parte di essi si trova in archivi non accessibili. Sia la raccolta dei dati che l’accesso ai dati non sono necessariamente caratterizzati da un principio di equità, e sia la raccolta che l’accesso sono strettamente interrelate alle diverse situazioni nelle quali individui e gruppi si collocano all’interno degli spartiacque digitali.
Anche nei paesi sviluppati esistono enormi barriere nell’accesso ai dati raccolti, relativi a noi stessi e all’ambiente in cui viviamo. La ricerca scientifica è confinata all’interno di “ghetti” composti da esperti. Ci sono comunità che producono scienza e comunità che consumano scienza. Governi e organizzazioni commerciali danno continuamente vita, in maniera intenzionale, a nuove barriere che limitano la diffusione dei dati. Siamo adepti di un culto del container, per il quale ci è concesso di godere dei prodotti della ricerca ma non di contribuire alla costruzione di conoscenza o alla comprensione. Oggi gran parte della conoscenza scientifica è gelosamente custodita, tanto quanto lo erano le bibbie medievali, incatenate ai pulpiti e accessibili solamente agli iniziati.
Viviamo in un’epoca pericolosa. L’impatto dell’uomo sull’ecosistema terrestre sta portando a una serie di cambiamenti antropogenici, dai cambiamenti climatici alla trasformazione dell’ecosistema stesso. Viviamo in un’epoca di estinzione delle specie. Il nostro modo di porci in relazione a questi cambiamenti può essere catastrofista o andare in direzione di una trasformazione culturale che ci insegni come gestire il pianeta e mantenere un equilibrio tale da consentire uno sviluppo sostenibile.
Vorrei proporre un nuovo diritto e un nuovo dovere per gli esseri umani:
1. Ognuno di noi ha diritto ai dati che sono stati raccolti su noi stessi e sull’ambiente in cui viviamo
2. Ognuno di noi deve contribuire alla costruzione di conoscenza raccogliendo e interpretando i dati relativi al nostro mondo
Gran parte della raccolta di dati scientifici è sovvenzionata grazie alle tasse. Il pubblico ha il diritto fondamentale di accedere a tutti i dati raccolti grazie a sovvenzionamenti pubblici.
Se vogliamo cambiare la nostra cultura abbastanza in fretta da garantire la transizione a una cultura sostenibile dobbiamo adattarci rapidamente e dobbiamo avere la conoscenza atta a garantire che ciò accada.
Non sto invocando l’avvento di una nuova scienza a carattere amatoriale ma piuttosto di una scienza intima che coinvolga miliardi di persone nello sforzo di comprendere il mondo che ci circonda e il nostro impatto su di esso.
A livello mondiale esistono già alcuni sviluppi incoraggianti in movimenti quali People’s Science e Citizen’s Science. Le comunità hacker e quelle più propense ad agire si stanno appropriando di numerose tecnologie ai fini dell’utilizzo sociale; i media locativi e i telefoni cellulari sono sempre più interfacce con il mondo in grado di rendere disponibili sia applicativi per la salute della persona, sia risorse di conoscenza a livello locale. Le iniziative aperte di innovazione, le reti per l’apprendimento a distanza e altri movimenti per le risorse condivise hanno portato a nuovi metodi di apprendimento e di ricerca nell’era digitale. Numerosi artisti dei movimenti arte-scienza e arte-tecnologia hanno assunto il ruolo di “nuovi Leonardo” e stanno contribuendo alla creazione di un rinascimento trasformazionale che sarà necessario a tutti noi per imparare a governare la navicella terra.
Il diritto ai dati e il dovere di raccoglierli sono parte di questa necessaria trasformazione culturale. Dobbiamo entrare in possesso della conoscenza che noi stessi creiamo.
Per il blog http://www.leoalmanac.org/ facciamo richiesta di esempi di opere realizzate da artisti e scienziati, cittadini e studiosi che fanno parte del crescente movimento per un osservatorio aperto.

Per leggere il Manifesto in lingua originale cliccate qui.

Per iscrivervi all’incontro con Roger Malina andate alla sezione iscriviti.

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