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DON NORMAN :: CONNECTED TOUR

Don Norman sta viaggiando verso la Toscana, dove terrà le ultime due lecture del suo tour, per informazioni guardate la nostra mappa
http://www.meetthemediaguru.org/index.php/don-norman-connected-tour/

Tanta, ma proprio tanta, gente in questi giorni ci ha seguito nelle varie tappe, a partire dalla serata di Meet The Media Guru a Milano: circa 400 persone presenti in Mediateca, 850 connesse, tutto il tempo, tramite il live streaming e 800 tweet #DonNorman sono stati lanciati in rete.
Grazie a tutti per essere stati con noi sia fisicamente sia virtualmente.

Per rivivere le emozioni delle serata sono online le foto
http://www.flickr.com/photos/meetthemediaguru/sets/72157626152820869/

A breve sarà disponibile la video lecture di Don Norman sia in italiano sia in inglese.

LA COMPLESSITA’ DELLA TECNOLOGIA?

 

Una riflessione di Don Norman estratta dal libro “Vivere con la complessità” appena pubblicato in Italia da Pearson, per entrare nel vivo delle sue idee e prepararci all’incontro in Mediateca (martedì 22 marzo 2011).

““Perché la nostra tecnologia è così complessa”, mi viene chiesto continuamente. “Perché le cose non possono essere semplici?” Perché? Perché la vita è complessa. […]
Distinguo fra complessità e complicazione. Uso la parola “complessità” per descrivere uno stato del mondo. L’aggettivo
“complicato” descrive invece uno stato mentale. La definizione che il dizionario dà di “complessità” fa pensare a cose con molte parti intricate e interrelate, ed è in questo senso che uso il termine. La definizione di “complicato” include come significato secondario “che è fonte di confusione”, il che è ciò che mi interessa in particolare, nella mia definizione della parola.
Uso “complesso” per descrivere lo stato del mondo, le attività che compiamo, gli strumenti che usiamo per svolgerle. Uso “complicato” o “confuso” per descrivere lo stato psicologico di una persona nel suo tentativo di capire, usare o interagire con qualcosa nel mondo. Il programma WordNet della Princeton University mi conforta, suggerendo che “complicato” significa “di complessità che lascia perplessi”.
La complessità è parte del mondo, ma non deve lasciarci perplessi: possiamo accettarla, se crediamo che sia il modo in cui le cose devono essere. [...] Ma quando quella complessità è casuale e arbitraria, allora abbiamo ogni ragione di essere seccati. La tecnologia moderna può essere complessa, ma la complessità in sé non è né buona né cattiva: cattiva è la confusione. Non lamentatevi della complessità; protestate invece contro la confusione. Dobbiamo lamentarci di tutto quello che ci fa sentire inadeguati e impotenti di fronte a forze misteriose che ci tolgono il controllo e impediscono la comprensione. La mia sfida è esplorare la natura della complessità e apprezzarne la profondità, la ricchezza e la bellezza ma al contempo combattere le complicazioni non necessarie, la natura arbitraria e capricciosa di gran parte della nostra tecnologia.
Non ci sono scusanti per una cattiva progettazione. Il buon design può aiutarci a dominare la complessità, non rendendo le cose meno complesse (perché la complessità è necessaria), ma gestendo la complessità.
Gli elementi fondamentali per affrontare la complessità si trovano in due aspetti della comprensione. Innanzittutto, è il design della cosa stessa che ne determina la comprensibilità: ha una logica sottostante, una base che, una volta padroneggiata, fa cadere tutto al posto giusto? Il secondo elemento è il nostro stesso bagaglio di abilità e competenze: abbiamo dedicato il tempo e le energie necessarie a comprenderne e padroneggiarne
la struttura? Comprensibilità e comprensione: due chiavi fondamentali per il controllo.
Il problema principale è comprendere: le cose che comprendiamo non sono più complicate, non sono più fonte di confusione.”

22 :: 03 :: 2011 :: DON NORMAN

La stagione 2011 di Meet the Media Guru continua con Donald Norman, una delle figure più note del design internazionale, autore di numerosi saggi di successo e co-fondatore del Nielsen Norman Group, società di consulenza specializzata nel design dell’interfaccia umana di prodotti e servizi.

Donald Norman ci introdurrà all’affascinante tema del suo ultimo libro: “Vivere con la complessità” (Pearson, marzo 2010). Il suo intervento a Meet the Media Guru sarà l’occasione per guardare la realtà con occhi diversi. Secondo Norman la complessità non è sinonimo di disordine e confusione, al contrario va considerata come una caratteristica fondante e positiva della modernità, purché sia approcciata nel modo giusto, non con l’obiettivo di eliminarla, ma con quello di renderla più comprensibile.

Incontro organizzato in collaborazione con la casa editrice Pearson.

22 :: 03 :: 2011 :: DON NORMAN A MILANO

Laureatosi al MIT in ingegneria elettrotecnica e specializzatosi in psicologia, Don Norman è stato definito un antropologo della vita moderna. E’ autore di numerosi libri sul design ed è noto per le sue teorie sulla “human-centered design”. Business Week lo ha di recente citato tra i 27 più influenti designer al mondo.

Tra i suoi saggi di maggior successo si possono citare “The Psychology of Everyday Things” del 1988 (tradotto in italiano con il titolo “La caffettiera del masochista”) e “Il design del futuro” del 2007. Il suo ultimo libro, “Living with Complexity”, tradotto in italiano per i tipi della Pearson e presentato in occasione di Meet the Media Guru, affronta il tema del “sociable design” e afferma che un buon design può “domare” la complessità, per altro presentata come elemento che contraddistingue necessariamente il nostro mondo.

E’ stato vicepresidente del gruppo di ricerca sulle tecnologie avanzate per la Apple Computer e dirigente alla Hewlett Packard e alla U Next. Nel 1998 fonda con Jacob Nielsen, la Nielsen Norman Group, società di consulenza di notorietà internazionale specializzata nel design dell’interfaccia umana di prodotti e servizi.

Norman ha insegnato psicologia e scienze cognitive presso le più prestigiose università americane, è stato uno dei fondatori della Cognitive Science Society e ha a lungo diretto il Segal Design Institute della Northwestern University . All’inizio del 2006 è stato insignito con la “Benjamin Franklin Medal in computer and cognitive science”.

Norman è anche il promotore del concetto di informatica pervasiva, presentato nel libro “The Invisible Computer”: «La tecnologia migliore è quella che non si vede, perché è tanto semplice da usare da diventare “trasparente”».

http://www.jnd.org
http://www.nngroup.com

ARRIVEDERCI PETER! DALLA SALA OLOGRAMMI MtMG

Nella sua due giorni milanese – apertasi con IfBookThen e conclusa a Meet the Media Guru -- Peter Brantley è riuscito a riassumere, in due interventi estremamente diversi, i tratti salienti che caratterizzano questo momento di profondi cambiamenti in corso nel modo in cui gestiamo l’informazione.
Apparentemente, in comune i due interventi avevano ben poco. E tuttavia, con entrambi Peter ha dato un contribuito suggestivo nel processo di chiarimento dei processi in atto, fornendo alcune preziose indicazioni sui potenziali riflessi di questi cambiamenti nel complesso dell’infrastruttura economica e sociale.
Come salvaguardare i libri nel 21° secolo e quale forma avranno domani i luoghi e i manufatti della cultura e del sapere – i temi che contraddistinguevano rispettivamente l’intervento a IfBookThen e quello a Meet the Media Guru – contengono problematiche di ampio respiro che Peter ha saputo illustrare e trattare in maniera chiara ed esaustiva, lasciandoci infine con due importanti interrogativi: il primo relativo alla salvaguardia dei libri e all’identità dei responsabili della conservazione dei prodotti culturali digitali, e il secondo relativo agli “architetti” del futuro luogo “terzo” dello storytelling: la biblioteca (se così ancora vorremo chiamarla).
In merito al primo interrogativo, non è detto che le risposte dovremo aspettarcele solamente da chi nel campo dell’editoria opera in maniera professionale (e il minimo è augurarsi che verranno chiamate a rispondere anche le nuove professionalità del web, ancora oggi in molti casi trattate dall’establishment culturale come un sottoprodotto, reo di produrre informazione “unbranded” e, quindi -- sempre secondo l’establishment -- di dubbia qualità).
Diversa l’ipotesi di risposta al ruolo di architetti dei nuovi luoghi dello storytelling. E in questo caso, Peter chiama tutti noi all’azione. Gli holodeck – le sale olografiche mutuate da Star Trek – dalle quali Peter ha preso spunto per il suo intervento, non sono più mero frutto della letteratura fantascientifica ma iniziano a configurarsi non solo come la terza generazione dell’esperienza personale digitale, non più come la fantasia personale di alcune menti dotate di fervida immaginazione, bensì come luogo di auto-enactment e di storytelling in un contesto sociale.
L’esempio più immediato, citato da Peter, è da ricercare nel modo in cui è cambiato il gaming e, a tal proposito, Peter cita uno dei nostri prossimi, attesissimi, guru: Jane McGonigall: “L’immagine del giocatore di videogiochi solitario non corrisponde più al vero. Quasi il 65% dei giochi oggi sono a carattere sociale e vengono giocati online o nella stessa stanza con persone che conosciamo nella vita reale”.
In pratica le sale olografiche sono già in parte nel nostro salotto. E secondo Peter, dovranno essere le biblioteche ad offrire le esperienze più complete di una sala olografica, proprio perché le biblioteche sono reali; sono porte d’ingresso all’immaginazione, all’apprendimento, alla condivisione, all’esperienza e a nuove poetiche espressive”.
Infine, accogliamo con entusiasmo l’invito di Peter: “lottiamo insieme per prendere il controllo del ponte di comando (delle sale olografiche). Iniziamo a costruire la nostra sala olografica. Condividiamo la visione di ciascuno di noi”.
Noi vogliamo sperare che Meet the Media Guru sia anche questo…

Alla prossima (anzi al prossimo: Donald Norman è in dirittura d’arrivo a fine marzo. Jane McGonigall agli inizi di maggio. Seguiteci per gli aggiornamenti).