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ETICA DELLA CURIOSITA’ E DISSENSO CREATIVO

Esiste un’etica della curiosità? Secondo Roger Malina molti scienziati sarebbero propensi a rispondere di no. Al contrario, molti artisti propenderebbero per il sì.
Malina argomenta che mentre la curiosità scientifica è pura, mirata a comprendere noi stessi e il mondo che ci circonda, l’arte è propensa a credere che la curiosità ponga intrinsecamente una questione etica.
Mentre l’ethos scientifico aderisce all’universalità delle proprie scoperte, all’impersonalità dei risultati, all’imparzialità della ricerca, per gli artisti la curiosità è intrinseca all’uomo, sociale, collettiva, culturalmente rilevante.
Roger Malina afferma di non credere al valore dell’interdisciplinarietà per sé e non ritiene desiderabile o necessaria una terza via alla cultura. Raccomanda, tuttavia, la necessità del dissenso creativo – di una frizione che sia confronto, integrazione, dialogo -- per chiunque lavori in campo artistico, scientifico e tecnologico.

Per approndire i temi trattati da Roger Malina -- in attesa dell’incontro di venerdì 26 prossimo, in Mediateca Santa Teresa -- vi consigliamo di sbirciare fra i post del blog del primo Guru 2010: malina.diatrope.com/

Curiosi e dissenzienti saranno benvenuti!!!

ROGER MALINA: IL MANIFESTO PER UN OSSERVATORIO APERTO

di Roger Malina

Viviamo in un mondo telesorvegliato; sempre più l’ambiente in cui viviamo e noi stessi siamo osservati e monitorati. Proliferano nuovi dispositivi e tecnologie che vengono utilizzate da noi stessi -- come ad esempio ai fini dell’osservazione clinica dei nostri corpi – o da altri per osservare e controllare i nostri comportamenti. Questi stessi dispositivi vengono utilizzati anche per osservare l’universo e la terra e ci consentono di comprendere, e persino predire, le dinamiche e i processi in atto.
Il concetto di privacy sta subendo una rapida evoluzione e lo stesso vale per i sistemi che salvaguardano la proprietà intellettuale. Stiamo continuando ad accumulare enormi quantità di dati che concernono non solo tutti i campi dell’attività umana ma anche tutto quanto viene osservato nel mondo. Alcuni dati sono facilmente accessibili; gran parte di essi si trova in archivi non accessibili. Sia la raccolta dei dati che l’accesso ai dati non sono necessariamente caratterizzati da un principio di equità, e sia la raccolta che l’accesso sono strettamente interrelate alle diverse situazioni nelle quali individui e gruppi si collocano all’interno degli spartiacque digitali.
Anche nei paesi sviluppati esistono enormi barriere nell’accesso ai dati raccolti, relativi a noi stessi e all’ambiente in cui viviamo. La ricerca scientifica è confinata all’interno di “ghetti” composti da esperti. Ci sono comunità che producono scienza e comunità che consumano scienza. Governi e organizzazioni commerciali danno continuamente vita, in maniera intenzionale, a nuove barriere che limitano la diffusione dei dati. Siamo adepti di un culto del container, per il quale ci è concesso di godere dei prodotti della ricerca ma non di contribuire alla costruzione di conoscenza o alla comprensione. Oggi gran parte della conoscenza scientifica è gelosamente custodita, tanto quanto lo erano le bibbie medievali, incatenate ai pulpiti e accessibili solamente agli iniziati.
Viviamo in un’epoca pericolosa. L’impatto dell’uomo sull’ecosistema terrestre sta portando a una serie di cambiamenti antropogenici, dai cambiamenti climatici alla trasformazione dell’ecosistema stesso. Viviamo in un’epoca di estinzione delle specie. Il nostro modo di porci in relazione a questi cambiamenti può essere catastrofista o andare in direzione di una trasformazione culturale che ci insegni come gestire il pianeta e mantenere un equilibrio tale da consentire uno sviluppo sostenibile.
Vorrei proporre un nuovo diritto e un nuovo dovere per gli esseri umani:
1. Ognuno di noi ha diritto ai dati che sono stati raccolti su noi stessi e sull’ambiente in cui viviamo
2. Ognuno di noi deve contribuire alla costruzione di conoscenza raccogliendo e interpretando i dati relativi al nostro mondo
Gran parte della raccolta di dati scientifici è sovvenzionata grazie alle tasse. Il pubblico ha il diritto fondamentale di accedere a tutti i dati raccolti grazie a sovvenzionamenti pubblici.
Se vogliamo cambiare la nostra cultura abbastanza in fretta da garantire la transizione a una cultura sostenibile dobbiamo adattarci rapidamente e dobbiamo avere la conoscenza atta a garantire che ciò accada.
Non sto invocando l’avvento di una nuova scienza a carattere amatoriale ma piuttosto di una scienza intima che coinvolga miliardi di persone nello sforzo di comprendere il mondo che ci circonda e il nostro impatto su di esso.
A livello mondiale esistono già alcuni sviluppi incoraggianti in movimenti quali People’s Science e Citizen’s Science. Le comunità hacker e quelle più propense ad agire si stanno appropriando di numerose tecnologie ai fini dell’utilizzo sociale; i media locativi e i telefoni cellulari sono sempre più interfacce con il mondo in grado di rendere disponibili sia applicativi per la salute della persona, sia risorse di conoscenza a livello locale. Le iniziative aperte di innovazione, le reti per l’apprendimento a distanza e altri movimenti per le risorse condivise hanno portato a nuovi metodi di apprendimento e di ricerca nell’era digitale. Numerosi artisti dei movimenti arte-scienza e arte-tecnologia hanno assunto il ruolo di “nuovi Leonardo” e stanno contribuendo alla creazione di un rinascimento trasformazionale che sarà necessario a tutti noi per imparare a governare la navicella terra.
Il diritto ai dati e il dovere di raccoglierli sono parte di questa necessaria trasformazione culturale. Dobbiamo entrare in possesso della conoscenza che noi stessi creiamo.
Per il blog http://www.leoalmanac.org/ facciamo richiesta di esempi di opere realizzate da artisti e scienziati, cittadini e studiosi che fanno parte del crescente movimento per un osservatorio aperto.

Per leggere il Manifesto in lingua originale cliccate qui.

Per iscrivervi all’incontro con Roger Malina andate alla sezione iscriviti.

VERSO ROGER MALINA/1 – ANDREA POLLI

Da sempre Roger Malina porta avanti un percorso di avvicinamento al sapere scientifico, che passa essenzialmente attraverso l’arte, un linguaggio in grado di “rendere la scienza più intima, sensuale, intuitiva”. La sua attenzione si è quindi focalizzata sugli artisti che usano la tecnologia come mezzo espressivo. Non si tratta di impressionare, divertire le elite colte, ma di innescare un cambiamento culturale che ci coinvolge tutti in quanto cittadini.
“Controllare i cambiamenti climatici, abbandonare la dipendenza dal petrolio per l’energia, creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile: tutto ciò richiede un profondo cambiamento culturale simile a quello compiuto dai nostri antenati molti anni fa muovendosi dalle società agricole a quelle urbane”. E’ per questo che, secondo Malina, “il lavoro degli artisti nel promuovere la collaborazione tra arte/scienza e tecnologia fa parte del kit di sopravvivenza per l’umanità”.

Malina individua così una serie di “climate artist”. E cioè personalità che ci aiutano a intravedere un nuovo immaginario culturale, rendendo più attraenti le conoscenze sul nostro mondo che cambia.

Tra questi “climate artist” c’è senza dubbio Andrea Polli. Nella sua installazione “Heat and the Heartbeat”, trasforma i cambiamenti nella temperatura di New York in suoni. La sua installazione sonora può essere ascoltata qui (http://www.turbulence.org/Works/heat/index2.html).

Sotto, invece, un video con un altro lavoro di Andrea Polli: 90 Degrees South (http://www.90degreessouth.org/), che documenta un suo viaggio all’Antartide

VERSO ROGER MALINA/1 :: ANDREA POLLI

Da sempre Roger Malina porta avanti un percorso di avvicinamento al sapere scientifico che passa attraverso l’arte, linguaggio in grado di “rendere la scienza più intima, sensuale, intuitiva”.

La sua attenzione si è focalizzata su tutti quegli artisti contemporanei che usano la tecnologia come mezzo espressivo. Non si tratta tanto di impressionare e divertire le elite colte, dice Malina -- ma di innescare un cambiamento culturale che coinvolga tutta la società.

“Controllare i cambiamenti climatici, abbandonare la dipendenza dal petrolio per l’energia, creare le condizioni per uno sviluppo sostenibile: tutto ciò richiede un profondo cambiamento culturale, simile a quello compiuto dai nostri antenati molti anni fa quando sono passati da una società agricola ad una urbana”. E’ per questo che, secondo Malina, “il lavoro degli artisti nel promuovere la collaborazione tra arte/scienza e tecnologia fa parte del KIT DI SOPRAVVIVENZA PER L’UMANITA’”.

Malina individua una serie di “CLIMATE ARTIST” che ci aiutano a costruire un nuovo immaginario culturale. Oggi vi presentiamo Andrea Polli.

Con “Heat and the Heartbeat” ha trasformato in suoni i cambiamenti nella temperatura di New York. La sua installazione sonora può essere ascoltata QUI.

Sotto, invece, il video di un lavoro più recente di Andrea Polli: 90 Degrees South, che documenta un suo viaggio in Antartide. Oltre alle immagini, anche qui sono i suoni a tradurre i cambiamenti climatici.

Nei prossimi giorni vi presenteremo i lavori di altri “climate artist” apprezzati da Malina.

nb -- www.totem.to

Credits foto: Andrea Polli by Trebor Scholz/Flikr

ROGER MALINA :: 26 : 02 : 2010 :: MEDIATECA SANTA TERESA

Roger Malina: al delta di arte e scienza

Direttore dell’Osservatorio Astrofisico di Marsiglia dove è membro dello Observational Cosmology Research Group , Roger Malina è anche responsabile editoriale della rivista Leonardo del Massachussets Institute of Technology, che dal 1968 propone uno dei più innovativi compendi di scienza, arte e filosofia.
Dall’osservatorio privilegiato di Leonardo, Malina indaga gli sviluppi legati alla sempre maggiore prossimità di arte e scienza -- di cultura umanistica e cultura scientifica -- in un crocevia dove la rete assume il ruolo di facilitatore del reciproco avvicinamento.
Per Malina arte, scienza e tecnologia sono culture connesse -- e non più discipline autonome -- in grado di condividere, ed essere condivise, dagli stessi media. Con il suo lavoro Malina si propone di contribuire a far uscire la scienza da quelli che l’astrofisico definisce “ghetti composti da esperti”, nell’ottica di superare il culto dei “compartimenti stagni” che impediscono la libera circolazione di una cultura intesa come conoscenza allargata a tutte le discipline del sapere.
Malina non sostiene l’avvento di una nuova scienza a carattere amatoriale bensì di una scienza più intima (prossima al resto del mondo, aperta), capace di coinvolgere miliardi di persone nell’obiettivo comune di comprendere meglio il mondo che ci circonda e il nostro impatto su di esso.
Una delle chiavi per lo sviluppo di questa integrazione culturale va ricercata nella libera circolazione dei dati fra gli esseri umani, ai quali Malina propone un nuovo dovere e un nuovo diritto: il diritto ai dati raccolti e il dovere della costruzione di una conoscenza che raccolga e interpreti i dati relativi al mondo in cui viviamo.
Al Rinascimento Trasformazionale evocato da Malina stanno già contribuendo numerosi artisti del movimento arte- scienza e arte-tecnologia, mentre iniziative di innovazione aperta, reti per l’apprendimento a distanza e altri movimenti per le risorse condivise stanno portando a nuovi metodi di apprendimento e di ricerca nell’era digitale.
Il diritto ai dati e il dovere di raccoglierli sono parte di questa necessaria trasformazione culturale e, come sostiene Malina, oggi “siamo in possesso della conoscenza necessaria a creare”.
Il concetto di Open Observatories elaborato da Malina si propone di disseminare strumenti, tecniche, dati e conoscenza per lo sviluppo di progetti al crocevia tra scienza e umanesimo. Gli osservatori consentiranno lo sviluppo di conoscenza generata a livello locale per favorire l’evoluzione necessaria ad affrontare gli inarrestabili cambiamenti in corso.