Interfacce tattili tra passato e futuro

Dai primi calcolatori del '600 al multitouch di Steve Jobs, passando per le tecnologie tattili più avveniristiche di Ishii, Hamilton e altri laboratori, ecco un viaggio nel passato e nel futuro delle interfacce.

Tastiere, mouse, stilo, rotelle, multi-touch. Da quando è iniziata la rivoluzione elettronica, sono state inventate diverse periferiche e interfacce per mettere in connessione il reale con il digitale, gli atomi con i bit, i nostri corpi con le macchine elettroniche (e non).

Ancora oggi, la ricerca in questo settore è in gran fermento, con quattro grandi filoni che stanno prendendo piede: interfacce vocali, gesturali, tattili e (addirittura) neuronali.

Diversi laboratori d’avanguardia (tra cui il gruppo Tangible Media del MIT guidato da Hiroshi Ishii) stanno proprio cercando di migliorare la qualità delle nostre interazioni con i dispositivi tecnologici, in vista di quel futuro ormai prossimo in cui sensori e processori si preparano a colonizzare qualsiasi oggetto di uso quotidiano.

50 miliardi di oggetti connessi entro il 2020

Con l’Internet delle Cose che avanza, diventa ancora più importante alleggerire il carico cognitivo associato alle nostre interazioni con i dispositivi hi-tech, in modo da renderne l’uso sempre più naturale, fluido e spontaneo. Frictionless, per riprendere un termine inglese di difficile traduzione in italiano.
E perché questo accada, bisogna lasciarsi alle spalle le periferiche esterne (come le abbiamo conosciute fino ad ora) e iniziare a incorporare le interfacce all’interno degli stessi dispositivi. Così come ha cominciato a fare Steve Jobs nel 2007 con l’introduzione del multi-touch.
Ma prima di avventurarci nel futuro delle interfacce tattili, è meglio ripercorrere le tappe che ci hanno portato fin qui, con l’aiuto di questa timeline interattiva.

Il futuro: tra robot, realtà aumentata e proiettori laser

Ma possiamo davvero considerare il multitouch come il punto di arrivo delle interfacce utente? Assolutamente no, come sottolinea Chris Harrison, Assistant Professor of Human-Computer Interaction alla Carnegie Mellon University e direttore del Future Interfaces Group.

Imagine if the only thing you could use in the real world to operate things were a touch or a swipe. The world would be completely unusable.

Come il gruppo di Ishii al MIT, anche quello di Harrison sta investendo molto sulle interfacce tattili che rompono la barriera dei pixel e degli schermi. Ne è un esempio il recente “Skin Buttons”, sistema che espande l’interfaccia degli smartwatch oltre il loro micro-schermo. Grazie a una serie di proiettori laser il nostro braccio diventa un ben più comodo touchpad.

Altri ricercatori guardano, invece, in direzione della realtà aumentata e della tecnologia termica. La compagnia Metaio sta proprio lavorando su un simile sistema in grado di trasformare ogni superficie in touch-screen con effetti visivi decisamente “aumentati”.

Un altro studio di Brooklyn, invece, sta lavorando su Thumbles interfacce robotiche in cui gli elementi visivi che compaiono sullo schermo possono essere spostati e manipolati: in questo modo si rompe definitivamente il muro del virtuale e il touch non è più una metafora, ma un vera e propria modalità di interazione.

Altre tecnologie, poi, guardano in direzione degli ologrammi (si vedano gli impressionanti HoloLens presentati di recente da Microsoft) o, ancora, materiali conduttivi speciali, come quelli utilizzati da Ideum per immaginare la scrivania del futuro.

Chris Harrison

Chris Harrison

Queste interfacce sensoriali avranno un ruolo cruciale quanto più l’Internet delle Cose inizia a trasformare qualsiasi oggetto che ci circonda in un potenziale dispositivo connesso.

Se davvero il nostro taccuino, così come il nostro spazzolino, le penne e le tazze (per citare qualche esempio di oggetto di uso quotidiano che già sono diventati connessi), servirà davvero a poco il multi-touch. Bisognerà inventare interfacce del tutto nuove che vanno oltre le nostre dita e possono offrirci un’esperienza tattile ben più ricca.

30k Ft: Interaction Design within the Internet of Things from Zachary McFarlen on Vimeo.

Inventare nuove interfacce non rappresenta soltanto una sfida tecnologica, ma anche di capacità di immaginare e costruire il nostro futuro, come ricorda Hiroshi Ishii quando dice:

“Many research projects are driven by technology, but the technologies of today go into landfill next year. Applications will be obsolete in 10 years. Vision is very strong and survives our lifespan.”

Allo stesso tempo, inventare nuove interfacce che permettano di toccare e non solo di vedere le informazioni digitali, potrà aprire nuove strade alla creatività umana.

Hiroshi Ishii

Hiroshi Ishii

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