La trappola del tempo reale e il “replay web”

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Illustrazione di Tim Cook per il Nytimes

Il tema del tempo è centrale nella riflessione di Zygmunt Bauman. Soprattuto nella sua variante “liquida” o, come preferisce dire lo studioso polacco, “puntillistica“. E cioè viviamo immersi in una dimensione temporale che non è più lineare (come durante la modernità), né tanto meno ciclica (come nelle civiltà pre-moderne), ma frammentata, fatta di tanti piccoli istanti non necessariamente connessi tra di loro. E quasi sempre interrotti.

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Senza dubbio le tecnologie digitali contribuiscono a definire questa esperienza frammentata del tempo. Ce lo ricorda bene Jenna Wortham, giornalista del New York Times, in un interessante articolo che prova a ribaltare la fascinazione contemporanea per il tempo reale.

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Se da una parte è vero che il real-time ci promette di farci vivere un presente sempre più intensa, in realtà sono poche le occasioni in cui riusciamo davvero a distribuire la nostra attenzione su più ambienti interattivi. Anche perché finiamo col restare confusi. E’ quello che lo studioso Douglas Rushkoff, (autore di “Present Shock: When Everything Happens Now”) definisce  “shock del presente”. E cioè lo stordimento che sopraffà le persone quando provano a tenere testa al flusso ininterrotto di informazione in tempo reale.

La maggior parte delle volte, comunque, ci troviamo  in ritardo sul real-time web. E viviamo piuttosto esperienze di “Replay web“. E, cioè, cerchiamo di recuperare tutto il tempo (ir)reale che è scorso in nostra assenza su Twitter, Facebook, l’email, i siti che più ci piacciono.

Ma più che un esercizio di “recupero”, il replay web sta diventando un nuovo modo di riappropriarsi di valori dimenticati come la ripetizione, l’amplificazione, il consumo asincrono dei contenuti.

A supporto della sua tesi sul “replay web”, Wortham porta il successo del GIF animate che permettono, appunto, di rivivere piccoli e grandi eventi in modo rallentanto. Ma anche Apple: il nuovo iOS 7 presenta una funzionalità di slow-motion nella camera video che renderà presto popolare questa funzionalità. Come dimostra anche il fatto che brand come Burberry già stanno utilizzando questa estetica slow sui contenuti condivisi online.

Insomma, alla fine, come scrive Hunter Walk, può darsi che ci rendiamo conto il “tempo reale è solo una trappola, mentre il passato è sottovalutato“. E dal tempo “puntillato” e nevrotico di cui parla Bauman, iniziamo a spostarsi in una dimensione più rallentata e rilassata. Quella del “replay web”, in cui i nostri tempi vengono prima di quelli del web istantaneo.

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