Lasseter, tra Hitchcock e Dino Risi

Il cinema d’animazione non è un genere del cinema, come può essere il western, il noir, l’horror o la fantascienza, ma è cinema in un senso più generico perché in esso, sebbene i suoi contenuti siano spesso rivolti ad un pubblico di giovanissimi, ci sono tutti i generi del cinema. Compreso il soft-porno, se ci ricordiamo di Fritz il Gatto di Ralph Bakshi.

Ciò che lo classifica come cinema d’animazione, l’animazione appunto, è solo una differente tecnica di realizzazione rispetto al cinema “live”, quello con gli attori in carne e ossa. I lungometraggi e i corti di John Lasseter e della Pixar sono esemplari nel dimostrare come i generi del cinema fluiscano nelle pellicole animate. Sotto forma di citazione o parodia o esercizio cinefilo di stile.

 

È difficile pensare che i bambini che si sono appassionati a Alla Ricerca di Nemo, film Pixar del 2003, possano collegare l’immagine di qui sopra, tratta da Psyco di Alfred Hitchcock, con il loro pesciolino preferito. I genitori, soprattutto quelli innamorati di cinema, invece sì.

Ecco Darla, il personaggio più agghiacciante di Nemo, una bambina con la passione per i pesciolini… morti. Quando questa terribile e minacciosa bambina dai denti d’acciaio compare la colonna sonora del film Pixar si trasforma in quella scritta da Bernard Herrmann per il capolavoro del maestro del brivido. La musica è quella utilizzata quando lo psicopatico Norman Bates entra in azione omicida.

 

Un’altra immagine shock che è difficile che un bambino possa accostare a Toy Story, diretto da John Lasseter nel 1995. Eppure Shining è tra i film preferiti di Lasseter e la moquette dell’abitazione di Sid in Toy Story è identica a quella dell’Overlook, l’hotel maledetto e infestato in cui si svolge il film di Stanley Kubrick tratto dall’omonimo romanzo di Stephen King.

 

I riferimenti, siano colti o popolari, sono una costante nel cinema di Lasseter, quasi fossero una sua cifra stilistica, così che il suo cinema non è un’entità a se stante ma qualcosa che dialoga con la storia e che instaura un rapporto dialettico non solo con i bambini ma con il pubblico di ogni età, giocando con i ricordi delle loro visioni.

Il rapporto ludico e cinefilo con lo spettatore adulto diventa ancora più estremo in Toy Story 2. Sebbene le citazioni più evidenti siano collocabili all’interno dell’universo fantascientifico di opere note – come Star Trek, di cui viene utilizzato il saluto di Spock; Guerre Stellari, perché il respiro di Zurg è come quello di Darth Vader, o 2001 Odissea nello Spazio con la musica di Richard Strauss – la citazione più “incredibile” deriva da una commedia italiana di Dino Risi.

 

In Toy Story 2 infatti, durante la scena dell’aeroporto, uno dei personaggi penetra nel nastro trasportatore dei bagagli, per impadronirsi di uno di questi. È una scena identica a quella di Operazione San Gennaro, un film diretto da Risi nel 1966 con Nino Manfredi, Senta Berger e Totò.

 

In Toy Story 2 torna inoltre il cinema di Alfred Hitchcock con un suo altro capolavoro: La Finestra sul Cortile, magnifica riflessione teorica sullo sguardo e la visione del 1954. Nel film di Lasseter i giocattoli senzienti che sono i personaggi principali del film accecano un nemico con i flash di alcune macchine fotografiche. Lo stesso che avviene nel finale del film di Hitchcock, dove James Stewart acceca l’assassino in ugual modo.

L’utilizzo che fa Lasseter di altro cinema, così apparentemente lontano dal suo, non è mai esercizio di stile, ne’ pratica ammiccante, è qualcosa di più simile all’utilizzo che Wagner faceva nelle sue opere di alcuni temi musicali ricavati da lavori di altri compositori, come Mendelssohn ad esempio. Quando glielo facevano notare il compositore tedesco rispondeva citando Molière, «Je prends mon bien où je trouve»: prendo quello che mi serve dove lo trovo.

 

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