Sharing Economy, dal possesso all’accesso

Il The Economist individua nella sharing economy una risposta alla crisi. Vi proponiamo alcuni casi di consumo collaborativo.

C’è chi lo chiama consumo collaborativo, chi peer-to-peer renting e chi, ancora, parla di economia della condivisione. Fatto sta che la sharing economy sta diventando un paradigma sempre più centrale, anche grazie al lavoro svolto da enti come NESTA, la charity di cui Geoff Mulgan è Chief Executive.

Chi ha mai affittato una camera su Airbnb o una auto su Relay Rides sa bene di cosa stiamo parlando: la possibilità di utilizzare un bene senza doverlo per forza acquistare. E lo stesso vale anche per i parcheggi, gli orti urbani, le biciclette  (in arrivo anche l’italiana Okobici), i kit fotografici e quelli da giardino, gli strumenti musicali, i vestiti, il cibo e finanche il tempo e le competenze.

Ecco un video realizzato da NESTA sull’argomento.

 

Come ha sottolineato The Economist nel suo ultimo speciale dedicato alla sharing economy, i consumi collaborativi rappresentano sicuramente una risposta alla crisi economica che stiamo attraversando.

Non è certamente una coincidenza se molti servizi di peer-to-peer sono stati fondati tra il 2008 e il 2010, nell’immediato della crisi globale finanziaria. Alcuni vedono la condivisione, e il suo mantra “l’accesso vince sul possesso”, come un antidoto post-crisi al materialismo e al consumismo.

Ma al di là della crisi, sottolinea Rachel Botsman (autrice di What’s Mine Is Yours: The Rise Of Collaborative Consumption), la sharing economy è in realtà un paradigma molto più dirompente, incentivato dall’esplosione delle tecnologie digitali, in cui l’accesso prende il sopravvento sul possesso.

Per approfondire, si veda il sito Collaborative Consumption e questo video di The Economist:

 

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