Start up e networking: cosa pensano i blogger?

Parlare di start up oggi vuol dire affrontare un topic tra i più discussi e celebrati dell’ultimo anno. Si guarda alle start up come al futuro dell’impresa e come opportunità perché […]

Parlare di start up oggi vuol dire affrontare un topic tra i più discussi e celebrati dell’ultimo anno. Si guarda alle start up come al futuro dell’impresa e come opportunità perché anche i giovani si lancino in nuove sfide capaci di successo.
Da questa prospettiva deriva l’impegno, sancito dal Ministero dello Sviluppo, per cui entro l’estate del 2012 nascerà “Start up Italia”: un provvedimento composto da semplificazioni amministrative, incentivi fiscali e misure di sostegno alle aziende più innovative per una forte internazionalizzazione. Un provvedimento che andrebbe trasformato in decreto/legge e coniugato con le altre iniziative: agenda digitale, riforma degli incentivi alle imprese, accesso al credito.

Mentre si forma la task force di esperti e il Governo italiano discute tali misure politiche, la rete procede nella sua analisi delle start up e non solo. Il tema si lega infatti alle nuove dinamiche interne alle professioni e se negli Stati Uniti concetti come business networking e personal branding sono dati quasi per scontati, in Italia non sono ancora in molti (tra individui e imprese) a possederli; sono concetti in una fase – si può dire – nascente.

Negli Stati Uniti, in ambito manageriale, ha preso piede e viene ormai spesso utilizzato il termine “resilience”, resilienza che – in psicologia – indica la capacità di reagire positivamente agli eventi traumatici, di ricostruirsi a partire dalle opportunità e sconfiggendo le difficoltà. Questo termine ben si accorda al principio guida del libro Teniamoci in contatto. La vita come impresa, ovvero quello di assumersi rischi intelligenti, di vivere percependosi in una fase di “Beta Permanente”, sempre disposti a imparare, a cambiare, a reagire.

Ciò vale in prima misura per una mindset americana. E in Italia?

Sul tema e sul libro Teniamoci in contatto. La vita come impresa in questi giorni prima dell’evento con Ben Casnocha ha detto la sua Paolo Bruno, blogger esperto di tematiche riguardanti le nuove professioni, la tecnologia, il social networking. Al quesito se sia possibile applicare le regole chiave del libro – basato sul mercato USA – in Italia, commenta: «Ad un italiano sicuramente sì, i suggerimenti indicati sono pienamente condivisi da me, a molti possono sembrare eccessivi ma è proprio l’eccesso che ci distingue, che ci aiuta a sviluppare la carriera e a farci notare. La carriera deve essere studiata a tavolino e programmata, createvi delle vie di fuga e fate delle scelte. Ad oggi la Nazione in cui vi trovate nulla ha a che fare con il vostro successo, è una barriera che non esiste più grazie a Internet e i Social Media. Un chiaro esempio di successo tutto italiano è Simone Brunozzi che, grazie ad un primo colloquio all’interno di Second Life, nel 2008 è stato assunto come Technology Evangelist in Amazon Web Services spostandosi prima in Lussemburgo e poi a Singapore. È stato in grado di dimostrare le proprie competenze sfruttando un sistema innovativo. Quanti Italiani erano su Second Life quel giorno a fare colloqui?… Forse si possono contare su una mano».

E prosegue: «In Italia il networking serve? Sì, ma chi prima arriva meglio alloggia, domani potrebbe essere troppo tardi! Il mondo del lavoro è cambiato da noi così come negli USA, il processo scuola-lavoro-pensione è inceppato e ci vuole innovazione, non c’è più un percorso standard da seguire […] Proprio qualche settimana fa Adecco ha rilasciato i risultati di un’indagine statistica sull’utilizzo dei Social Media da parte dei candidati e delle aziende. Il risultato è stato devastante per i candidati, solo il 5% sfrutta correttamente questi strumenti nella ricerca di un lavoro».

In realtà, malgrado alcune plausibili riserve, il networking – inteso come costruzione intelligente delle reti – è il futuro delle forme con cui trovare lavoro e crescere professionalmente. The Economist ha recentemente aperto così la sua recensione al libro di Hoffman e Casnocha: «”If you start me up. If you start me up I’ll never stop”. Mick Jagger and Keith Richards probably did not have career advice in mind when they wrote these lyrics. But thinking like a start-up seems to be an excellent way for workers to prosper in a world in which the notion of a job for life has been consigned to the scrapheap».

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