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A cosa “servono” i Big Data? Nasce Citizen Data Lab

Mentre aumenta la preoccupazione per un uso distorto dalla data collection sui cittadini – emblematico è il caso del Social Credit System cinese (il sistema che determina la reputazione di un singolo sulla base dei suoi comportamenti elargendo premi a chi abbia un alto livello di affidabilità) – in diversi paesi d’Europa e del mondo stanno nascendo percorsi di educazione alla Smart Citizenship di pari passo con un approccio “criticamente consapevole” rispetto al fenomeno Big Data.

La prospettiva viene ribaltata: il primo passo per rendere la società più intelligente non è raccogliere più dati possibili o sviluppare un algoritmo infallibile. Per rendere la società smart occorre identificare e comprendere le esigenze e i bisogni che sono rilevanti in e per quella società.

Questioni come l’emarginazione e la coesione sociale non sono facili da “catturare” in forma di dati, lo ha ben spiegato Virginia Eubanks nel suo “Automating Inequality”. Il rischio di un determinismo dell’algoritmo è alto eppure è innegabile che – specialmente su piccola scala – i Big Data possono registrare con efficacia cambiamenti emergenti in una città o nell’utilizzo dei suoi servizi, pensiamo ad esempio alla gestione in tempo reale della rete dei trasporti pubblici in base all’affluenza o alla prevedibilità di picchi per la raccolta dei rifiuti in determinati momenti della settimana.

Ideato e promosso da MEET, centro internazionale per la cultura digitale sostenuto da Fondazione Cariplo, Citizen Data Lab vuole indagare se e come i Big Data possono essere davvero utile e in che modo la società può farsi co-attore di questo processo.  È possibile aumentare la consapevolezza dei cittadini su come vengono utilizzati i dati? E in che misura siamo stati in grado di aumentare la trasparenza su come utilizzano le informazioni che vengono raccolte su di loro?

Il Citizen Data Lab nasce per provare a rispondere a queste domande attraverso un processo di scambio con realtà europee e mondiali identificate come eccellenze e per questo invitate a Milano per presentare e discutere la propria case history.

Ad aprire questo filone di ricerca è Linda Vlassenrood, curatrice olandese di DATAstudio. Per oltre due anni, Linda e il suo team di Het Nieuwe Instituut hanno lavorato insieme al Comune di Eindhoven sui Big Data: a cosa “servono” davvero? Come li raccolgono e li usano le istituzioni pubbliche? Coinvolgendo i cittadini fino a farli diventare animatori del processo di mining, DATAstudio ha saputo diventare una best practice, da conoscere e replicare. L’appuntamento è sostenuto dal Consolato Generale dei Paesi Bassi a Milano.

La foto in apertura è tratta da Flickr – Opensource.com