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Cultura e creatività per fare impresa

In occasione dell’evento Cross Creativity, di cui siamo partner, organizzato il 19 e 20 giugno da Regione Lombardia inserito nel progetto europeo CCalps (Creative Companies in Alpine Space) torniamo a parlare di uno degli argomenti più citati gli ultimi mesi in campo economico: le imprese culturali creative.

Meet the Media Guru, seguendo il trend in continua crescita, aveva già introdotto l’argomento in questo articolo, presentando quelli che sono i dati più aggiornati in materia, a cui vi rimandiamo per comprendere l’importanza di questo tema a livello italiano e non solo.

Spiegare esattamente cosa si intende per Impresa Culturale Creativa non è semplice: a causa del continuo sviluppo che caratterizza questo fenomeno e dalla multidisciplinarietà intrinseca al concetto di cultura non esistono ancora linee di confine nette entro cui racchiudere una definizione.
Pier Luigi Sacco, in un articolo pubblicato sulla versione online del Sole 24Ore, propone un parallelismo tra il rapporto che intercorre tra cultura e creatività e quello esistente tra ricerca di base e applicata, dove nel primo caso ci si riferisce allo studio di un problema interessante da un punto di vista fantasioso senza nessuno scopo pratico, mentre nel secondo è proprio la praticità a definire le priorità della ricerca.
Emerge quindi che, l’obiettivo dell’impresa culturale creativa sia cercare la migliore intesa possibile tra l’aspetto ludico e quello pragmatico.

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Di seguito riportiamo alcune tra le più condivise ed accreditate definizioni di Impresa Culturale Creativa.
Nel 2010, all’interno dell’Agenda Digitale europea per la Cultura, la Commissione Europea pubblica il Libro Verde da cui si cita

Per “industrie culturali” si intendono quelle che producono e distribuiscono beni o servizi che, quando vengono concepite, sono considerate possedere un carattere, un uso o uno scopo specifici che incorporano o trasmettono espressioni culturali, quale che sia il loro valore commerciale.Oltre ai settori tradizionali delle arti (spettacolo dal vivo, arti visive, patrimonio culturale – incluso il settore pubblico), questi beni e servizi comprendono anche film, dvd, video, televisione e radio, videogiochi, nuovi media, musica, libri e stampa.

Nel 2009 la Commissione sulla Creatività e Produzione di Cultura in Italia pubblica il Libro Bianco sulla Creatività contenente una definizione delle ICC particolarmente adatta a descrivere la situazione italiana:

  •     patrimonio storico e artistico – rappresentato dai beni e dalle attività culturali (secondo l’accezione legislativa italiana) ovvero patrimonio culturale, arti dello spettacolo, architettura, musica e arti contemporanee;
  •     industria dei contenuti, dell’informazione e delle comunicazioni – dove il fil rouge è l’integrazione dell’high tech nella produzione di servizi (editoria, cinema, pubblicità, tv e radio, software sciences);
  •     cultura materiale – incentrata sulla produzione di servizi e di oggetti, comprendente i macro settori della moda, del design e dell’industria del gusto.

Prendendo in considerazione alcuni dati riguardo la situazione Europea, salta all’occhio una netta divisione geografica: l’approccio del Nord Europa a questo settore è technology-driven, legato quindi agli aspetti più recenti e meno tradizionali del settore creativo. I Paesi dell’Europa Centrale e Meridionale, invece, mostrano un chiaro orientamento alle attività legate al patrimonio culturale, heritage-driven focalizzandosi maggiormente sulle imprese culturali tradizionali.

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Mappa realizzata da Cluster Observatory sull’impatto occupazionale delle industrie creative

I contenuti creativi e culturali, in quanto generatori di stati emozionali, entrano a fare parte delle sfera economica diventando un mezzo per entrare in contatto con il consumatore e la sua percezione del valore di un prodotto che è più attratta dal racconto che da una percezione obiettiva.
Ma dove nascono questi contenuti? All’interno della filiera culturale creativa (ne sono un esempio le variegate applicazioni del gaming, di cui avevamo parlato con Jane McGonigal)
Questo è il secolo della culturalizzazione economica: il connubio cultura-economia-tecnologia sta modificando ogni aspetto della nostra vita quotidiana, per questo motivo è così importante comprendere come cultura e creatività, anche in ambito economico, rappresentino un motore di sviluppo dinamico che potrebbe, se utilizzato in maniera corretta, riportare l’economia italiana al centro del contesto competitivo globale.