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Maria Grazia Mattei e il migliore dei futuri possibili

“Questo è il momento dove ci possiamo permettere di ribaltare gli schemi e provare a vedere ogni cosa da un’angolazione diversa. In questa nostra epoca dove le certezze non esistono vanno cercati angoli nuovi. La curiosità è la prima molla. La curiosità e l’approfondimento”. Così parlo Maria Grazia Mattei intervistata da Gabriele Ferraresi per Sapiens by LUZ. Leggi il dialogo completo qui.

Mattei ha raccontato la genesi di Meet the Media Guru, riavvolgendo il nastro – analogico! – dei ricordi a partire dagli Anni Settanta quando, per la prima volta, ha intercettato “i mondi digitali”. Quarant’anni dopo, nel febbraio scorso, è nato MEET, il centro internazionale per la cultura digitale promosso da Meet the Media Guru (di cui è la naturale evoluzione) con Fondazione Cariplo.

Nel dialogo con Ferraresi, Mattei ripercorre cosa ha significato questa lunga gestazione iniziata con gli incontri di collettivi d’artisti come Crudelity Stoffe, Correnti Magnetiche e Studio Azzurro negli Anni Ottanta, seguita dalla curatela di numerose mostre d’arte telematica e interattiva fra Biennale e Triennale, fino ai Novanta con l’avvento del Web (e un po’ di noia). “Le trasformazioni che Internet ha avuto rispetto ai primi tempi alla fine ci stanno – sintetizza Mattei ritornando velocemente al presente – . Si sono potenziate le cose. Prova a mandare un’immagine con il web del 1992…adesso abbiamo degli strumenti che ci danno nelle mani un potere straordinario. Quello che mi spiace è che sono state lasciate indietro le persone”.

I Duemila sono caratterizzati dalla nascita di Meet the Media Guru che, nel 2005, porta a Milano personaggi come Joi Ito, John Maeda, Jaron Lanier. Visionari e creativi della cultura digitale, ben prima di essere geek e tecnologi, che in città accendono curiosità e aprono orizzonti a tutti, non solo ai digital-maniaci.

L’esplorazione del “migliore dei futuri possibili” by Mattei non è finita: tocca guardare ai prossimi anni. “Verso dove stiamo andando? Sono tutti interrogativi non tanto sulla tecnologia, quanto su cosa comporta il cambiamento antropologico. Tutti hanno questa curiosità, un programma come MtMG ha soddisfatto questo bisogno di risposte”. E continuerà a farlo, per almeno altri quarant’anni (o almeno si spera).

I crediti della foto in apertura sono di Sapiens by LUZ