La complessità della tecnologia

Una riflessione di Don Norman estratta dal libro Vivere con la complessità appena pubblicato in Italia da Pearson, per entrare nel vivo delle sue idee e prepararci all’incontro in Mediateca (martedì […]

Una riflessione di Don Norman estratta dal libro Vivere con la complessità appena pubblicato in Italia da Pearson, per entrare nel vivo delle sue idee e prepararci all’incontro in Mediateca (martedì 22 marzo 2011).

“Perché la nostra tecnologia è così complessa”, mi viene chiesto continuamente. “Perché le cose non possono essere semplici?” Perché? Perché la vita è complessa. […]
Distinguo fra complessità e complicazione. Uso la parola “complessità” per descrivere uno stato del mondo. L’aggettivo
“complicato” descrive invece uno stato mentale. La definizione che il dizionario dà di “complessità” fa pensare a cose con molte parti intricate e interrelate, ed è in questo senso che uso il termine. La definizione di “complicato” include come significato secondario “che è fonte di confusione”, il che è ciò che mi interessa in particolare, nella mia definizione della parola.
Uso “complesso” per descrivere lo stato del mondo, le attività che compiamo, gli strumenti che usiamo per svolgerle. Uso “complicato” o “confuso” per descrivere lo stato psicologico di una persona nel suo tentativo di capire, usare o interagire con qualcosa nel mondo. Il programma WordNet della Princeton University mi conforta, suggerendo che “complicato” significa “di complessità che lascia perplessi”.
La complessità è parte del mondo, ma non deve lasciarci perplessi: possiamo accettarla, se crediamo che sia il modo in cui le cose devono essere. […] Ma quando quella complessità è casuale e arbitraria, allora abbiamo ogni ragione di essere seccati. La tecnologia moderna può essere complessa, ma la complessità in sé non è né buona né cattiva: cattiva è la confusione. Non lamentatevi della complessità; protestate invece contro la confusione. Dobbiamo lamentarci di tutto quello che ci fa sentire inadeguati e impotenti di fronte a forze misteriose che ci tolgono il controllo e impediscono la comprensione. La mia sfida è esplorare la natura della complessità e apprezzarne la profondità, la ricchezza e la bellezza ma al contempo combattere le complicazioni non necessarie, la natura arbitraria e capricciosa di gran parte della nostra tecnologia.
Non ci sono scusanti per una cattiva progettazione. Il buon design può aiutarci a dominare la complessità, non rendendo le cose meno complesse (perché la complessità è necessaria), ma gestendo la complessità.
Gli elementi fondamentali per affrontare la complessità si trovano in due aspetti della comprensione. Innanzitutto  è il design della cosa stessa che ne determina la comprensibilità: ha una logica sottostante, una base che, una volta padroneggiata, fa cadere tutto al posto giusto? Il secondo elemento è il nostro stesso bagaglio di abilità e competenze: abbiamo dedicato il tempo e le energie necessarie a comprenderne e padroneggiarne la struttura? Comprensibilità e comprensione: due chiavi fondamentali per il controllo.
Il problema principale è comprendere: le cose che comprendiamo non sono più complicate, non sono più fonte di confusione.

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