Più arte, meno tecnologia: la lezione di Lasseter ai giovani animatori

La tecnologia? Dimenticatevela! Suona paradossale ma è all’incirca questo il messaggio che lancia John Lasseter ai giovani aspiranti animatori che chiedono consigli per sfondare. L’unica via percorribile è lo studio (e una […]

La tecnologia? Dimenticatevela! Suona paradossale ma è all’incirca questo il messaggio che lancia John Lasseter ai giovani aspiranti animatori che chiedono consigli per sfondare. L’unica via percorribile è lo studio (e una buona dose di creatività, ovviamente). Secondo Lasseter, infatti, gli strumenti per realizzare una buona animazione si evolveranno nel tempo ma le basi necessarie per ideare un film di successo rimarranno sempre le stesse, quello che renderà grande un animatore e un regista è sapere cosa fare con questi strumenti.

Dunque «Non fatevi sedurre dalla tecnologia – insiste il doppio premio Oscar – ogni giovane rimane così entusiasta di fronte a nuovi programmi e pacchetti software, ma la tecnologia da sola non intrattiene il pubblico. È quello che si fa con essa, piuttosto». Insomma, da corsi di cinema dove imparare le basi dell’animazione a scuole d’arte dove apprendere la teoria del colore e le tecniche del disegno, la parola d’ordine è studiare, studiare e ancora studiare con un occhio alle discipline umanistiche.

Tuttavia apprendere la tecnica di base non basta ancora: «Nessuna quantità di grande animazione farà risparmiare una brutta storia», ha detto Lasseter, come a sottolineare come alla Pixar si fondano fantasia, arte e scienza. Ci vuole dunque qualcosa da raccontare e non deve necessariamente trattarsi di una trama contorta in stile soap-opera: nei film animati, ma non solo, solitamente è la semplicità a pagare.

Prendiamo Luxor Jr., il primo cortometraggio targato Pixar realizzato nel 1986. Appena un paio di minuti di video per narrare il rapporto universale tra genitore e figlio sono valsi una nomination agli Academy Awards come miglior cortometraggio animato. «Non importa quanto breve sia, deve avere una storia: un inizio, uno sviluppo e una fine», spiega Lasseter.

Non può mancare, poi, l’umorismo: il film deve fare sorridere tutte le età anche dopo l’ennesima visualizzazione. Anzi, deve fare sorridere non solo il pubblico ma anche chi il film lo sta producendo. È il divertimento infatti che evoca la creatività, parola di John Lasseter.
A tal fine il gioco di squadra è fondamentale, è più produttivo il gruppo del singolo individuo secondo il guru dell’animazione, che consiglia così ai futuri registi di puntare su un team di lavoro valido e creativo, rendendo il film un progetto collaborativo. Niente competizioni all’ultimo ciak quindi, bensì gente di talento per un ambiente piacevole e positivo. È da questa filosofia che è nata l’idea della Pixar University, un progetto interno alla Pixar per formare i dipendenti rendendoli più uniti, ma questa è un’altra storia.

Insomma, talento e olio di gomito (anzi, di meningi) si rivelano gli ingredienti per il successo. «La produzione cinematografica è un lavoro duro», ha detto Lasseter agli studenti della School of Film and Television (SFTV) di Los Angeles, «Ma se credi nel film che stai realizzando e se ti piace la storia che stai raccontando e ami le persone con cui stai lavorando, è la cosa più divertente che esista».

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